LA GUERRA!! LE BOMBE!! Parte seconda

A me l’umorismo della Nonciclopedia e quello del suo corrispettivo anglofono Uncyclopedia, non piacciono molto: alle poche battute davvero riuscite fanno da contraltare decine di passaggi stiracchiati e altri che, semplicemente, non vale proprio la pena leggere. La voce inglese “South Korea”, tuttavia, inizia con un passo a mio parere illuminante:

South Korea, officially known as Good Korea or “land of the morning calm……….”, is a country located in East Asia that shares a border with its northern counterpart, Bad Korea. It is one half of a once-unified state that was divided in 1948 during by the occupation of the north half of the peninsula by the Soviet Union and the south half by the United States.

La contrapposizione Corea Buona-Corea Cattiva è geniale, perché rende al meglio la percezione comune che dei due paesi della penisola ha chi di Corea (e più in generale, di Asia Orientale) capisce poco o niente (in sostanza, il 99% della popolazione mondiale).

In seguito agli eventi di qualche giorno fa, vale a dire l’ormai celebre “bombardamento di Yeonpyeongdo” (celebre per modo di dire, tempo un mese e nessuno se ne ricorderà già più ^_^), si sono sprecati anche sui quotidiani nostrani litri di inchiostro per spiegare all’italiano medio, che nella maggior parte dei casi non sa nemmeno dove la penisola coreana si trovi, quello che è realmente accaduto[1]. La stampa italiana ha offerto una serie di articoli fra di loro grossomodo identici nei contenuti e nelle conclusioni.

Per riassumere, citando un articolo di Repubblica, “l’artiglieria del Nord bombarda un’isola del Sud, senza alcuna ragione altro che banali manovre militari di routine.” L’articolo continua sostenendo che, con ogni probabilità, il bombardamento potrebbe rappresentare una celebrazione dell’”ascesa al trono” di Kim Jeongeun (o Kim Jong-un, seguendo la grafia scorretta adottata un po’ da chiunque), concludendo in ogni caso con quella che per l’autore del testo è più che una semplice ipotesi, ossia il fatto che la Corea del Nord, in questo come in altri casi, altro non è che un burattino nelle mani della Cina.

Ora, non è certo mia intenzione fare un’apologia della Corea del Nord, ci mancherebbe! Ma un paio di precisazioni, per meglio inquadrare la questione, penso vadano fatte. Partiamo dal passaggio più brillante in assoluto, ossia quello relativo alle “banali manovre militari di routine”. Quello che non mi pare sia chiaro è che in realtà si trattava di un’esercitazione militare di dimensioni imponenti organizzata in un’area la cui sovranità è dibattuta, dato che il Nord non riconosce la sovranità del Sud su buona parte delle isole più vicine alla sua costa ivi compresa quella dove l’incidente di martedì scorso ha avuto luogo. Non a caso già nel 1999 e nel 2002 c’erano stati, sempre nei pressi di Yeonpyeongdo, scontri armati tra le marine militari delle due nazioni.

Detto questo, spero risulti un po’ più chiaro cosa l’avviso inviato dall’esercito nordcoreano a quello sudcoreano la mattina dell’incidente significasse: “Non mettetevi a sparare nelle nostre acque territoriali o lo prenderemo come un attacco e reagiremo di conseguenza”. Il ragionamento non fa una piega e, a meno di non voler essere assolutamente parziali, alla luce di ciò non si può certo liquidare l’accaduto come un attacco senza ragione.

Non bisogna essere certo filo-nordcoreani per interpretare almeno in parte l’esercitazione del Sud, effettuata in un’area tanto “rischiosa” e per di più innegabilmente vicina alle coste del paese nemico, come una provocazione. E non si deve trascurare come le relazioni tra le due Coree si siano fatte, in virtù delle politiche non proprio amichevoli del governo conservatore e ultra-filoamericano di Lee Myungbak, molto tese, vanificando di fatto buona parte degli sforzi per la riconciliazione dei suoi predecessori.

E qua torniamo alla citazione con cui ho aperto questo mio intervento: la comunità internazionale vede nel Sud i Buoni, nel Nord i Cattivi (maiuscole volute). I coreani, che stupidi non sono,  lo sanno bene. Alla luce di ciò, viene naturale domandarsi quale interesse avrebbe la Corea del Nord (e ancor di più la Cina) a sferrare attacchi completamente immotivati a un paese appoggiato dalla comunità internazionale al gran completo? Continuando: alla Cina la Corea del Nord serve, sì, ma come stato-cuscinetto: non esiste al mondo altra nazione che abbia tanto interesse ad avere un Nord “pacifico”, ‘ché al primo eventuale attacco congiunto Corea del Sud-USA il piccolo paese confucian-comunista sarebbe spazzato via senza particolari difficoltà.

E delirante è anche l’ipotesi del valore “celebrativo” del bombardamento, visti i recenti, timidi tentativi del Nord di aprirsi alla comunità internazionale (mi riferisco ad esempio alla recente di uno scienziato statunitense a una delle centrali nucleari costruite da Pyeongyang, o all’invito rivolto a diversi media americani di partecipare alla parata militare che, il mese scorso, ha sancito la definitiva selezione di Kim Jeongeun come successore del padre a capo del paese). Gesti che, con ogni evidenza, hanno come scopo implicito quello di offrire al mondo un’immagine il più possibile positiva, amichevole e “aperta” di quello che (verosimilmente) diverrà il futuro leader nordcoreano.

Insomma, se c’è qualcuno che da questa situazione aveva da guadagnarci, e in effetti ci ha guadagnato, è solo la Corea Buona.


[1] Si noti l’uso deliberato dell’indicativo.

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