Archivio per dicembre, 2010

Gita di dicembre pt.5 – La conclusione!

Posted in Arte, Asia Orientale, Gite on 31 dicembre 2010 by patatromb

Ce la farò, finalmente, a finire questo strazio di racconto di viaggio? Chissà; intanto, iniziamo a scrivere.

Una volta discesi dalla vetta del Mirŭksan, abbiamo fatto tappa presso lo Yonghwasa (龍華寺), un piccolo e curioso monastero buddhista che, nella sua forma attuale, esiste dal 1752 (anche se il nucleo originario viene fatto risalire, come sempre in Corea, al periodo di Silla Unificato).

Colla gente in mezzo

Dunque, lo Yonghwasa si distingue essenzialmente per la sua struttura planimetrica piuttosto peculiare: troviamo infatti curiosamente affiancati in posizione centrale (tra l’altro in una curiosa commistione dottrinale) il Bogwangjŏn (普光殿), Sala d’Oro del monastero dove è esposta una triade di Śākyamuni del tardo periodo Chosŏn, e il Myŏngbujŏn (冥府殿), il padiglione tipicamente dedicato al culto del bodhisattva Kṣitigarbha. Un universo di possibili discussioni teorico-dottrinali ci si schiude di fronte, e sono certo che anche voi, miei fedeli lettori, vorrete esporre le vostre riflessioni a proposito! (Lo spazio per i commenti è a fondo pagina, fatene buon uso.) Altra caratteristica degna di nota è la divisione del padiglione del Myŏngbujŏn in due sezioni separate, con una piccola saletta, sulla sinistra, stretta nell’intervallo tra due colonne e dedicata con ogni evidenza a un monaco importante (non ho avuto modo di informarmi a proposito).

Bogwangjŏn e Myŏngbujŏn

Le sculture degne di nota del monastero risalgono tutte al periodo Chosŏn: ma se la triade di Śākyamuni del Bogwangjŏn è sinceramente piuttosto anonima, lo stesso non si può certo dire delle sculture lignee di Kṣitigarbha  e dei Dieci Re degli Inferni, originariamente create nel 1680 per lo Yŏngŭnsa (靈隱寺) di Samchŏk, e trasferite presso lo Yonghwasa all’inizio del XX secolo, anche se in mancanza di studi specifici sull’argomento non so bene il motivo preciso.

Visto che sono un buzzurro privo di rispetto e non c’era nessuno a controllare, ho finito per girare un filmatino che vi mostro, così mi risparmio ulteriori descrizioni e posso passare alla tappa successiva.

Delle comode panchine (?)

Dopo un lauto pasto a base di pesci brutti <sic>, è la volta di una breve visita al Jeon Hyuck Lim Art Museum, dimora, ora convertita in museo, dell’omonimo artista locale (1919-2010). Come forse suggerisce la foto dell’ingresso che vedete qua sotto, si tratta di un edificio per nulla kitsch, in cui sono esposti numerosi capolavori dell’artista e del figlio, che non sfrutta affatto il nome del padre per sopperire alla sua appena velata mancanza di talento. La visita è stata utilissima per scattare alcune simpatiche foto di gruppo sulla rampa di scale esterna e ha inoltre permesso alla nostra giovane amica YH, ancora in fase post balla pesante, di concedersi una mezz’oretta di sonno rigenerante sulla panca dell’atrio.

Il sobrio ingresso dell'imperdibile Jeon Hyuck Art Museum di Tŏngyŏng

La simpatica foto di gruppo

E così arriviamo finalmente all’ultima tappa della nostra gita: e che tappa! Scesi al porto abbiamo preso un comodo battello, direzione l’isola di Hansan (閑山島). Ma, vi starete chiedendo, perché? Se aveste letto con attenzione le puntate precedenti, forse ricordereste che la più volte menzionata battaglia navale nippo-coreana del 1592 ebbe luogo nei pressi di questa bella isola del golfo di Tŏngyŏng. Ebbene, dovete sapere che proprio qui sorge, non ci crederete, un santuario dedicato alla memoria di Yi Sunsin! A Hansan si trovava anche la base dell’esercito da lui comandato e, nello spazio retrostante uno dei padiglioni del santuario, è anche possibile osservarne il poligono di tiro (ovviamente è tutto ricostruito).

Un pezzo di mare

Una vista del mare dal santuario

Visto che in Corea il nazionalismo sciovinista non è nemmeno lontanamente concepibile e concepito, è sicuramente frutto del caso che tutte le spiegazioni sui cartelli siano scritte, cosa più unica che rara, anche in giapponese, con reiterati, ossessivi riferimenti al fatto che oltre quattrocento anni fa gli invasori nipponici le hanno prese di santa ragione, gné gné gné! L’isola è veramente molto bella, sicuramente meritevole di una visita e, se solo a quel tempo avessi avuto un minimo di energie residue, ricorderei anche qualcosa di ciò che ho visto.

Dalle parti del poligono di tiro

Cena

Purtroppo, rimembro solo che ad un certo punto camminavo, e faceva freddo, e poi il mio corpo ondeggiava e ad un certo punto so che eravamo in un ristorante a magnare ostriche, e poi eravamo in una corriera, e c’era freddo e buio e tanta neve e qualcuno mi ha dato dei biscotti e non so non so non so.

Gita di dicembre pt.4

Posted in Asia Orientale, Gite on 30 dicembre 2010 by patatromb

Oggi in mensa hanno servito del pollo fritto aromatizzato al limone, sulla carta un piatto invitante, nella pratica una ciofeca immonda che non auguro a nessuno di trovarsi mai nel piatto. Malgrado il pranzo, tuttavia, anche stavolta sono sopravvissuto e posso pertanto riprendere la narrazione della gita a Tongyŏng, interrotta a causa dei miei troppi impegni legati alle festività natalizie (non è vero, ero solo troppo pigro per scrivere).

E nel ricominciare la mia narrazione vi stupirò! Forse! O forse no!

I miei quattro fedeli lettori sono probabilmente convinti che inizierò questo intervento descrivendovi in breve i luoghi visitati la mattina del 17 dicembre, secondo e ultimo giorno di viaggio. Non è così, infatti se rileggete con attenzione vi accorgerete che in effetti ho iniziato con un accenno al mio pranzo di oggi, accenno peraltro totalmente avulso dal contesto narrativo generale.

E le sorprese non sono finite! Continuerò infatti il mio resoconto a partire non dagli avvenimenti della mattina del 17, ma da  quelli della notte che lo precedette.

Durante tale notte mangiammo saporiti polpetti di wurstel, vi fu chi bevve birra, vi fu anche chi bevve vino e birra, e vi fu anche chi bevve birra vino e soju, e poi vi fu chi, come me, bevve succo d’arancia. Si fecero anche giochi adatti agli studenti di dottorato della maggiore università coreana, nel dettaglio il celebre “Gioco della bottiglia” e l’avvincente “Mosca Cieca”. Sincere risate e botte in testa e dita fratturate e fanciulle ubriache furono gli ingredienti di una serata che sicuramente non potrete dimenticare, anche solo a leggere queste mie parole!

Simpatici salsicciotti cefelopodiformi

Poi siamo andati a dormire, chi prima, chi dopo, scoprendo al risveglio che la stanza era veramente con vista mare.

Acqua

Cubo borg parcheggiato nelle acque di fronte al nostro residence

Arriviamo così finalmente al 17 dicembre, giornata dal programma ricco e soddisfacente più di quella precedente. Una sana colazione a base di ramyŏn liofilizzati ci donò le energie necessarie per affrontare con rinnovato vigore la prima mezz’ora di percorso (poi avendo dormito tre ore scarse la stanchezza ebbe infine il sopravvento).

Prima tappa: la funivia del Mirŭksan (彌勒山, monte Maitreya) che con i suoi 461 metri di altezza domina maestoso (?) la città e il mare circostante: duemila metri circa di puro terrore sospesi a un sottile cavo metallico a oltre trenta metri di altezza, ma effettivamente considerata la vista, merita. Tanto per cambiare, la vetta del monte è legata al più volte mentovato Yi Sunsin, ‘ché a quanto pare è da lì sopra che il generale dava i comandi alla flotta che sconfisse i giapponesi durante la cosiddetta battaglia di Hansan. E bravo Sunsin. Una passeggiatina in alta quota, tante belle foto ricordo, la simpatica compagnia delle anziane nonnine coreane, e poi un’altra volta giù, pronti a nuove, fantastiche avventure!

Gente che scende senza un perché

La vetta del monte!

Si noti l'abbondanza di piloni

Purtroppo per voi, la mia pigrizia riprende il controllo del mio stanco corpicino, quindi dovrete pazientare fino a domani per sapere in cosa queste fantastiche avventure siano precisamente consistite. ZZZ

Una rondella di banana, la migliore conclusione possibile

Gita di dicembre pt.3

Posted in Arte, Asia Orientale, Gite on 23 dicembre 2010 by patatromb

Oh vediamo di finire ‘sta storia del primo giorno di gita che inizia ad andare un po’ troppo per le lunghe.

 

Dunque, dopo il pranzo abbiamo visitato due delle più celebri attrazioni turistiche di Tongyŏng, entrambe strettamente connesse alla figura di Yi Sunsin, che se non sapete chi è significa che non avete ancora letto la prima, imperdibile parte di questo diario di viaggio e ciò non è assolutamente un bene. Innanzitutto abbiamo fatto tappa al Ch’ungnyŏlsa (충렬사 忠烈祠) che, detta riciclando degli appunti che mi son fatto in precedenza, è un

Santuario confuciano costruito nel 1606, che, con la sua serie di padiglioni disposti più o meno regolarmente su un’asse longitudinale e leggermente in salita, offre un classico esempio della tipica struttura di questo genere di monumenti. Nell’edificio principale, quello più distante dall’ingresso, è conservata la tavoletta mortuaria del già citato Yi Sunsin, alle cui imprese il luogo è dedicato. Lungo la salita verso il cuore del santuario si trova, spostata sulla sinistra e parzialmente nascosta alla vista, una piccola struttura moderna, in cui sono esposti alcuni cimeli legati alle imprese del Generale Yi (armi, bandiere, documenti, doni della Cina Ming e via dicendo).


Un gentile cartello ci indica la direzione corretta

Il cuore del santuario invaso da studenti affamati di conoscenza

Dopo una mezz’ora abbondante ivi spesa ci siamo spostati, a piedi, fino al Sebyŏnggwan (세병관 洗兵館),  vale a dire il

Quartier Generale della “Flotta delle Tre Regioni” che al tempo della guerra contro il Giappone fu la principale artefice della vittoria coreana; originariamente costruito nel 1603 in commemorazione di Yi Sunsin. Tra le architetture lignee storiche più grandi e imponenti del paese, si tratta di un edificio piuttosto semplice, che si caratterizza per la completa assenza di pareti, sia interne che esterne, e per in piano rialzato, leggermente arretrato, che domina il suo interno. Il soffitto e le colonne sono decorati con motivi floreali e dipinti di guerra. L’edificio può essere a buon diritto considerato il quartier generale della “marina militare” di Chosŏn, e in quanto tale si affacciava originariamente sul mare, anche se mi riesce difficile comprendere come ciò fosse possibile (vedi foto).


Dal Sebyŏnggwan si può ammirare il mare blu di Tongyŏng in tutto il suo splendore

All'interno del Sebyŏnggwan

Finito con tutta questa cultura storica e militare abbiamo ripreso la corriera e siamo andati in un bel parco o qua o là molto a sud rispetto alla città e che in effetti non so come si chiama, ma so che è in posizione strategica per scattare le belle foto col mare e il sole che tramonta e se ci vai con la gnugna è una cosa, con i compagni di università un’altra ma va bene lo stesso.

 

Un romantico paesaggio

Un altro romantico paesaggio

In seguito siamo rientrati in centro per cenare a base di pesce e frutti di mare, com’è normale e giusto quando si visita una città portuale. Visto che è molto tardi, ho sonno e non son buono a spiegare i piatti che ho degustato quella sera, lascerò parlare e le immagini e i vostri numerosi commenti. Concludo la cronaca di questa prima giornata accennando brevemente alle vicissitudini del giovane Y che durante la cena, dopo essersi imbottito invano di medicinali, essersi fatto fare massaggi ventrali e financo un’agopuntura improvvisata, è finito in ospedale, a suo dire per aver fatto indigestione di chungmu kimpab a pranzo (cioè, in altre parole, di riso bollito). RESPECT!

 

Cibo

Altro cibo

E per finire anche il videodelizione finale!

Continua…

Gita di dicembre pt.2

Posted in Asia Orientale, Gite on 22 dicembre 2010 by patatromb

Ha ora inizio la cronaca del primo giorno di gita, giovedì 16 dicembre 2010.

Alle ore 7 del mattino ritrovo presso l’ingresso principale dell’università, ove ci attende la corriera che abbiamo prenotato. Gli studenti che hanno organizzato il viaggio hanno infatti pensato che, essendo Tongyŏng una delle mete più distanti in assoluto da Seoul, un minimo di nove ore (tra andata e ritorno, salvo neve e/o traffico) sulle autostrade coreane sarebbe stato più pratico che prendere l’economico, comodo e veloce treno espresso KTX e arrivare a destinazione in poco più di due ore e mezza.

 

Uno studente ci trasmette tutta la gioia derivante dai viaggi in corriera

Giunti a destinazione a mezzogiorno passato, con un’ora di ritardo rispetto al previsto, nonostante la fame abbiamo posposto il pranzo[1] per visitare il Museo della Lacca (Ottchil Art Museum 옻칠 미술관), una piccola galleria dedicata per la maggior parte a dipinti in lacca di produzione contemporanea: opere che ci hanno colpito profondamente, tant’è vero che non ho nemmeno una foto del luogo da mostrarvi: approfittate del pratico link! Il simpatico direttore del museo, oltre ad averci fatto entrare gratuitamente, ci ha anche fatto da guida introducendo le meraviglie estetiche e tecniche dell’arte della lacca, ma data la sua inflessione dialettale, paragonabile a quella dei personaggi della pellicola “Totò che visse due volte”, non aspettatevi che abbia inteso granché delle sue Parole di Saggezza.

Alle 12.30, per desinare, ci siamo spostati nel centro della città, dove mi è stato spiegato che Tongyŏng è considerata la Napoli coreana, anche se a me più che altro ha dato l’idea di come sarebbe Grado in un mondo senza germanofoni. In ogni caso, che sia perché si affaccia su un golfo, o perché la gente guida pure peggio che a Seoul, bisogna accettare quello che gli amici coreani dicono: così facendo si potranno comprendere i numerosi riferimenti alla città partenopea che impreziosiscono Tongyŏng (vedi ad esempio il Napoli Motel che svetta imperioso sul porto vecchio (?)).

Il Naporee Mart, un altro sentito omaggio al capoluogo campano

 

중앙전통시장 - Joongang-Conventional market (questa mi sa che la capisce solo chi sa il coreano)

La specialità culinaria della città è il Chungmu kimpab 충무김밥, una particolare variante del classico kimpab: si tratta di piccole polpettine di riso avvolte nell’alga secca, servite assieme a due buoni contorni piccanti, ossia kkakdugi (kimchi di daikon) e un saporito mix di prodotti marini (pezzi di polpo, oden ecc…). In Corea, dove il pensiero confuciano è profondamente radicato nella mentalità comune, la tradizione è molto importante e chi ne è il legittimo depositario gode di grande credito e onore imperituro: questo spiega perché il sottoscritto abbia contato, nell’arco di cinque minuti di passeggiata nell’area portuale, almeno trenta ristoranti la cui insegna dichiarava “Ristorante di origine del Chungmu kimpab”. Il fatto che molti di questi ristoranti siano uno di fianco all’altro rende ancora più verosimile il contenuto di tali asserzioni.

Giovani storici dell'arte si nutrono

Dopo pranzo abbiamo fatto tante altre cose, che però vi racconterò domani![2]

ps: un ringraziamento speciale a ㄱㄱㅇ per aver fornito, anche se ancora non lo sa, alcune delle foto.


[1] In Corea la gente inizia a fare la fila per la mensa alle 11 e mezza.

[2] Nota il dettaglio del punto esclamativo conclusivo, totalmente superfluo.

Gita di dicembre pt.1

Posted in Asia Orientale, Gite on 21 dicembre 2010 by patatromb

Il 16 e 17 dicembre 2010 c’è stata la gita di fine semestre degli studenti post-laurea del dipartimento di storia dell’arte dell’Università Nazionale di Seoul, e convengo che questa frase è in effetti gravata da un eccesso della preposizione “di”, ma, tant’è, il periodo introduttivo va concludendosi quindi direi che possa andare bene anche così.

Ma dicci, Marco, dove siete stati questa volta? Dunque, dopo che la gita del dicembre 2009 ci portò in una freddissima Kyŏngju dove, tra le altre cose, ebbi la fortuna di entrare all’interno del Sŏkkuram [1], la meta di quest’anno è stata…(rullo di tamburi)…la celebre città di Tongyŏng!

Tongyŏng, ridente cittadina di mare sita nell’area più meridionale della regione del Kyŏngsangnam,  in realtà al di fuori della penisola coreana è ovviamente del tutto sconosciuta. La sua fama nazionale è dovuta essenzialmente al fatto che, nel 1592, le sue acque furono il teatro della battaglia navale che determinò, nel lungo termine, il definitivo fallimento della missione militare del Giappone di Hideyoshi in Corea e la fine dei suoi sogni di espansione sul continente[2].

Di conseguenza, molti sono i monumenti che, nella città, commemorano tale evento e, soprattutto, la figura di Yi Sunsin, il comandante della flotta coreana e effettivo artefice della summentovata vittoria coreana.

Vista l’ora tarda in cui sto scrivendo, tuttavia, i dettagli della gita sono rimandati al prossimo intervento che, idealmente, verrà pubblicato domani alla stessa ora! Non perdetelo!

Una panoramica della città, una foto scattata con impareggiabile perizia


[1] Detta così potrebbe forse non sembrare una gran cosa, ma se si considera che è dalla metà degli anni ’70 che l’accesso all’interno del tempio non è consentito ai visitatori, credo che la mia esperienza assuma una dimensione tutta nuova *_*

[2] almeno fino alla fine del XIX secolo, ma questa è un’altra storia, come diceva la nonna nei video di educazione sessuale che si guardava alle elementari.

Come dare i giusti stimoli ai propri studenti

Posted in Asia Orientale, Pubblica utilità on 15 dicembre 2010 by patatromb

Y: “…e con questo ho concluso la mia esposizione.”

Prof: “uhm…il tuo lavoro fa acqua da tutte le parti. Riscrivi tutto da capo”.

***

N: “…e con questo ho concluso la mia esposizione.”

Prof: “uhm…Il tema non c’entra nulla con quello che pensavo avresti fatto. Entro la prossima settimana scrivi una tesi su un argomento completamente differente.”

***

M: “…e con questo ho concluso la mia esposizione” (che sono convinto sia decente e per preparare la quale nelle ultime due settimane ho rinunciato a qualsiasi forma di vita, sociale e non)

Prof: “uhm…il tuo lavoro non ha alcuna utilità”.

 

 

 

Cose lunghe

Posted in Asia Orientale, Pubblica utilità on 12 dicembre 2010 by patatromb

Pennellone misterioso

 

Guarda un po’ che lungo pennellone! Ma cosa sarà mai?

 

 

Proviamo insieme a tirare a indovinare!

 

 

 

 

(Entro oggi devo finire una tesina di cui in tre giorni ho scritto solo metà, non sono certo di sopravvivere)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comunque è proprio lungo lungo, pare ben 56 centimetri!

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