Chŏnju e il Kŭmsansa

Qualche tempo fa qui in Corea era festa e così ho preso un treno e sono andato a Chŏnju.

La stazione di Chŏnju . La foto fa schifo, ma dalla mia ho che erano le tre di notte

Chŏnju è famosa per il pibimpap, che in sostanza è riso bianco mescolato con ingredienti che variano di ricetta in ricetta (di solito verduruzze varie e, se va bene, un uovo fritto; nel migliore dei casi, ci si può trovare anche qualche straccetto di carne). Se un coreano dice a un altro “sono di Chŏnju” gli viene quasi invariabilmente risposto “Ah! Pibimpap!”: per questa ragione

a) tutta l’area turistica della città è tappezzata di ristoranti specializzati in pibimpap;

e b) i cittadini di Chŏnju odiano il pibimpap. Per conto mio, non posso che simpatizzare, se non solidarizzare, con la posizione dei chŏngesi <sic>.

Secondo non ben definite statistiche, agli stranieri in Corea viene costantemente ripetuto che i piatti coreani preferiti dagli stranieri sono il pulgogi e, appunto, il pibimpap[1]. Infatti dal 2004 ad oggi non ho ancora incontrato un singolo straniero che abbia dichiarato “quanto mi piace il pibimpap”. Ma stiamo divagando!

 

Un praticissimo Family Mart

Che ci crediate o meno, qua dentro era custodita una placenta

In sostanza il piano originario prevedeva tre giorni di permanenza nella città. Il terzo l’ho passato per lo più dormendo nella caffetteria dei grandi magazzini Lotte studiando duramente, ‘ché per noi studenti modello non esiste di stare tre giorni senza imparare cose nuove. Il primo giorno, teoricamente dedicato alla visita vera e propria della cittadina, ha pigliato a piovere, quindi mi sono asserragliato dentro a un caffè dove c’era un cane peloso, aspettando (invano) che spiovesse. Ho anche mangiato dei takoyaki e del pollo piccante.[2]

Chŏnju ha un numero insospettabilmente grande di chiese cattoliche, per ragioni storiche che non sto a spiegarvi

A dispetto delle apparenze è vivo e vegeto

Takoyaki

Pollo piccante (닭볶음탕)

Panchine in posizione strategica

Resta il secondo giorno, per il quale era in programma la visita a una serie di monasteri buddhisti della zona e in seguito, se avanzava tempo, alla sede locale del Museo Nazionale. Poi mi sono svegliato alle 12 anziché alle 8, così il piano è stato rivisto e convertito a “visita al Kŭmsansa (金山寺)”. Il Kŭmsansa è uno dei principali monasteri buddhisti del Chŏlla-do, e se solo lo voleste potrei insegnarvi molte cose a riguardo: potrei esporne dettagliatamente la storia, chiarificarne le caratteristiche architettoniche, o illustrarne i legami con il culto di Maitreya e come questo si riflette nella statuaria del luogo.

M’è giunta però voce che non ve ne frega dei dettagli, quindi mi limiterò a dire che, secondo le fonti storiche, il complesso è stato probabilmente fondato nel VII secolo, ha vissuto il suo periodo di massimo sviluppo nella prima metà di Koryŏ, è andato quasi completamente distrutto nel XVI secolo ed è stato infine ricostruito nella prima metà del XVII: a questo periodo risalgono le strutture lignee più antiche tuttora esistenti del monastero, delle quali il più rappresentativo è senz’altro il Mirŭkjŏn, inaugurato nel 1635. Un periodo di ottantanove parole penso possa bastare a presentare il monastero, quindi ora metto due fotine e poi me ne vado a letto.

Foto ultraturistica con il Mirŭkjŏn sullo sfondo

Altare per le ordinazioni

Sono ovunque!

Daejangjŏn. Notate la pagodina al centro del tetto

Pagoda esagonale in pietra, periodo Koryŏ

Questo si chiama noju e non si sa cosa sia (sul serio!)


[1] . Questa è una delle Grandi Verità Inoppugnabili narrate in Corea: altri esempi di GVI sono il fatto che durante il periodo coloniale i giapponesi hanno distrutto tutto quello che c’era, o il fatto che gli stranieri non sono capaci di mangiare piccante.

[2] In realtà in per un’oretta circa, finché non ne veniva giù troppa, ho visitato la zona storica e lo hanok maul.

2 Risposte to “Chŏnju e il Kŭmsansa”

  1. Ma la chiesa che hai fotografato è realmente così storta o hai imitato lo stile fotografico di papà?

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