Jongno nord

Nei giorni passati ho avuto modo, per una ragione o per l’altra, di trovarmi a girare per la zona nord di Jongno, il distretto (gu 區) centro-settentrionale di Seoul in cui è concentrata buona parte dei luoghi di interesse storico-turistico e politici della città. Tanto per fare un paio di nomi, all’interno dei confini di Jongno troviamo i palazzi reali Kyŏngbokkung e Ch’angdŏkkung, i deliziosi quartieri di Insadong e Samch’ongdong, l’Università Sŏngkyunkwan (la più antica del paese), il Ch’ŏng’wadae, residenza del Presidente della Repubblica, il municipio di Seoul[1] e la parte iniziale del Ch’ŏnggyech’ŏn,  simbolo del recente rinnovamento urbano della città.

I luoghi che ho elencato sono tutti nella zona “sud” del distretto e sono particolarmente semplici da raggiungere con i mezzi di trasporto pubblici (ci arrivano almeno una decina di fermate della metropolitana), ed è di solito lì che giro con maggiore frequenza. Stavolta, tuttavia, mi sono spinto più a nord, costeggiando il Monte Bukak (Bukaksan北岳山) sul fianco occidentale, scoprendo una zona della città veramente unica e deliziosa.

Qui vivono i cattivi. Sullo sfondo, il Bukaksan!

Una fontana patriottica

Sabato è stato il turno del Ch’angŭimun, una delle porte minori di quella che in epoca Chosŏn era la cinta muraria di Seoul (ora ne rimangono solo pezzi sparsi, tipo quelli sull’Inwangsan di cui tratterò un’altra volta). Il Ch’angŭimun in sé è piuttosto piccolo, ma l’area circostante, sorprendentemente curata, è l’ideale per delle passeggiate rilassanti. Tutt’attorno ci sono parecchi caffè e ristoranti celebri e, soprattutto, altri monumenti risalenti al periodo Chosŏn (ville nobiliari, resti della cinta muraria di Seoul, una serie di piccoli monasteri buddhisti, ecc.) che mi ripropongo di visitare quanto prima. Convinto che la strada fino alla Porta fosse breve, me la sono intatti fatta a piedi dalla stazione della metro del Kyŏngbokkung, una scalata di un’ora e mezza (mi sono pure perso un paio di volte) che mi ha segato le gambe. Pertanto dopo una mezz’oretta spesa nei pressi della Porta mi sono spostato un po’ più a nord nell’area dei ristoranti, godendomi una lite verbale tra vecchierelli mentre bevevo una bevanda alla mela. (“야! 이 씨발놈아!”[2] ininterrotto per 30 minuti buoni, e i bastoni da passeggio scompostamente agitati in aria, <3).

[Una nota sulla strada che porta al Ch’angŭimun: buona parte del monte è occupata da una base dell’esercito e, sebbene la recinzione (una semplice rete con un po’ di filo spinato in cima) permetta di vedere dentro senza problema alcuno, un paio di cartelli qua e là lungo la strada ci ricordavo che, per ragioni di sicurezza nazionale, è “proibito fotografare in direzione del Bukaksan”. Immagino che il compito di controllare che la gente rispetti il divieto spetti alla coppia di cervi che ho visto gironzolare all’interno della recinzione, gli unici esseri viventi manifestatisi da quel lato del mondo. Compito che, se gli è stato realmente assegnato, i due simpatici ruminanti svolgono invero in modo piuttosto farraginoso, se si considera che sullo street-view di Daum la base è visibile senza problema alcuno.]

La domenica l’ho passata principalmente nel Museo del Palazzo presso il Kyŏngbokkung; museo che con l’area qui presa in esame c’entra poco, quindi vi risparmio la cronaca della visita.

La porta, dal lato della città

La porta, dal lato esterno

Dove si consuma bevande osservando i vecchietti litigare

Il vecchierello che ha perso

Lunedì pomeriggio, su consiglio=imposizione del mio relatore mi sono trovato nuovamente nell’area nord di Jongno, per assistere a una lezione sulla storia dell’arte della Via della Seta presso il museo Hwajeong. Stavolta, anche considerato che la meta era ben più distante del Ch’angŭimun, non ci ho pensato due volte e son saltato sull’autobus (per chi fosse interessato, il 1020 o il 1711, si prende all’uscita 1 della stazione metro del Kyŏngbokkung) .

Il museo ha una discreta collezione di opere scultoree e pittoriche coreane, cinesi e tibetane, oltre che un sito che con le sue orribili animazioni e musichette di sottofondo è capace di mettere alla prova la pazienza della persona più calma dell’universo. La lezione in sé, interamente incentrata su confronti formalistici tra manufatti di diverse aree ed epoche, era così brillante che l’ho abbandonata alla prima occasione buona (mi perdoni, professor Kwon Young-pil, ma non siamo più nel XIX secolo!). Quindi ho fatto un giro nel museo e, di seguito, una passeggiata serale nel quartiere circostante. Niente monumenti particolarmente degni di nota (la cosa che più ci si avvicina è un minuscolo monastero buddhista contemporaneo nascosto tra gli appartamenti circostanti, il Samgaksa 三角寺, che purtroppo data l’ora era chiuso), ma un’atmosfera serena e rilassata, che a tratti mi ha addirittura ricordato alcuni scorci di Kyōto, come mai mi era capitato prima d’oggi di trovare a Seoul.

Lunedì sera

Il museo Hwajeong

Nei pressi del Municipio

In conclusione, mi piace girare per musei e fare passeggiate in aree tranquille e con poca gente: insomma, sono vecchio.


[1] Quello che stanno ampliando una raccapricciante struttura a “onda” in ferraglia e pannelli variopinti che con Jongno c’entrano come i cavoli a merenda, contenti loro…

[2] “simpatico giocherellone”.

Una Risposta to “Jongno nord”

  1. E nel weekend non perdetevi, su queste pagine, la pubblicazione del mio nuovo fumetto!

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