Gita in Giappone – Parte 4: il Daigoji, il Tōji e il panino del Mos

Il programmissimo del martedì prevedeva essenzialmente due cose:

a) abbandonare il pur pregevolissimo Hotel Kansai per spostarmi a casa della gentile K.A., dove sarei rimasto fino all’ultimo giorno di viaggio; e

b) mangiare un panino del Mos.

Siccome il trasferimento a casa della mia amica avrebbe avuto luogo in serata, se ne evince che al Mos avrei dovuto mangiare a pranzo, come è effettivamente accaduto.

Mos Burger, per chi non lo sapesse, è la catena di fast food giapponese buona buonissima e amicicia della natura dove le patatine sono fatte con patate vere e nei panini ci sta una salsa di verdure e non il malsano ketchup con cui c’è chi vorrebbe condire la pizza. Il signor S.F. nel vedere in fotografia un prodotto Mos ha recentemente dichiarato “cos’è sto schifo”, ma era in evidente stato di alterazione mentale e non sapeva di cosa stesse parlando.

Il panino l’ho mangiato nel mio negozio preferito, quello di Shijō a Kyōto[1], dopo giorni di infruttuosa ricerca in quel di Osaka (stando alla guida di viaggio coreana che mi ero portato dietro nei pressi del mio albergo ci sono almeno tre filiali della catena, ma chiaramente gli autori del volume volevano prendersi gioco di me). Impossibile, a parole, rendere la sincera felicità che illuminava il mio cuore mentre consumavo il mio set panino-frittume-bibita gassata. Grazie, signor fondatore del Mos!

La gloria di un pasto da re

La genericità di un pasto qualunque

 

Nei ritagli di tempo prima e dopo il gioioso pasto ho visitato il Daigoji e il Tōji.

Il Daigoji (醍醐寺) sta nella parte sud-orientale di Kyōto, lontanissimo dal centro, e per arrivarci è necessario prendere la metropolitana (linea Tōzai 東西線, stazione Daigo 醍醐, poi segue una passeggiata attraverso un ridente complesso residenziale).

Uscita della stazione: il ridente complesso residenziale

Un parco giochi e l'allegria della giovinezza

 

Il monastero è famoso per la sua pagoda edificata nel 951, a quanto si dice l’edificio più antico attualmente esistente a Kyōto. Tra le cose che rendono famoso il monastero ci sarebbe anche il Sambōin (三宝院), un sub-tempio di epoca Momoyama noto in particolare per il suo giardino e per la sua relazione con Toyotomi Hideyoshi, ma per ragioni di tempo non l’ho visitato. Per quanto riguarda il Daigoji propriamente detto mi vedo costretto ad ammettere che, sinceramente, non ci ho capito molto (il che non necessariamente è un male) e non saprei bene cosa dire a riguardo (e questo, invece, potrebbe essere male). Una nota positiva della visita è che, probabilmente per la prima volta in un monastero “storico” giapponese, ho visto il cortile affollato non solo di turisti, ma anche e soprattutto da comitive di fedeli.

 

Karamon del Sambōin: apprezziamo assieme la sobrietà e il gusto del periodo Momoyama

Un cordiale benvenuto

La pagoda del Daigoji

Fudōdō

Una foto artistica

Io che realizzo di non aver capito nulla del Daigoji

 

Dopo il pranzo sono stato al Tōji (東寺) . Il Tōji, ossia “Monastero orientale” in realtà si chiama Kyōōgokokuji (教王護国寺, qualcosa del tipo “il monastero che difende la nazione attraverso il Re della dottrina”), ma nessuno lo chiamava così nemmeno ai tempi della sua fondazione, nel 796. All’epoca era uno dei due soli monasteri la cui costruzione era stata permessa in quel di Kyōto -o meglio Heian, come la città, allora appena fondata, si chiamava tanti anni fa- e, vista la sua posizione a (sud) est, gli venne affibbiato il nomignolo con cui è tuttora universalmente noto (l’altro monastero, ora scomparso, si chiamava guarda caso Saiji 西寺, “Monastero occidentale”; quando si dice la fantasia!).

C'è scritto Kyōōgokokuji

Il Tōji è noto soprattutto per il suo profondo legame con Kūkai (空海, 774–835), fondatore dello Shingon (真言宗), la principale corrente esoterica del buddhismo giapponese[2]; e in effetti l’opera principale qui conservata è il mandala scultoreo del refettorio dell’839, un gruppo di 21 immagini dalla straordinaria complessità iconografica e dottrinale sul quale esiste una smisurata bibliografia che non sarò certo io a elencarvi o riassumervi.

Io ero andato al Tōji proprio per (ri)vedere questo gruppo scultoreo che tanti anni fa avevo nascostamente cercato fotografare, ma per una fortunata circostanza stavolta ho anche potuto visitare il primo piano dell’enorme pagoda del monastero (costruita nel 1644 è, con i suoi circa 55 metri, l’edificio ligneo più alto di tutto il Giappone). Normalmente non è nemmeno consentito vedere le immagini (scultoree o pittoriche che siano) all’interno delle pagode, pertanto il poter addirittura entrare in questa e godermi le sue statue dei quattro “Buddha dimensionali” e le pitture parietali che ritraggono gli otto patriarchi Shingon da Amoghavajra a Kūkai mi ha assai rallegrato. Il fatto che l’accesso alla pagoda comporti un considerevole aumento del costo del biglietto di ingresso al Tōji (da 600 a 1000 yen, un’enormità) mi ha d’altro canto assai rattristato[3].

La pagoda del Tōji e un'elegante telone

Una delle famose foto balorde del 2006

Una foto per esperti

 

Mentre ero al Tōji ha iniziato a pioviccicare, cosa che non stupisce dato ‘ché a Kyōto pioviccica sempre, e in questo pioviccicare me ne sono andato, rigorosamente a piedi, verso stazione ferroviaria JR Kyōto, il complesso architettonico che con la sua creazione ha ridefinito il concetto di porcata megagalattica, che a certi architetti bisognerebbe macinare le mani e cucire gli occhi nell’istante in cui nascono.

Dentro la stazione di Kyoto

Rintracciata la summentovata K.A., ho mangiato con lei, il suo fidanzatino cinese e il suo amichetto coreano un okonomiyaki dal prezzo indicibile; quindi questa nostra allegra comitiva si è spostata nell’area nell’estremo nord di Osaka, dove K.A. ha base, e ha fatto cose.

Fare cose

Il prodotto dell'anno: caffé al the verde in lattina

 

(continua…)


[1] In realtà, il mio preferito è dalle parti del Fushimi Inari taisha (伏見稲荷大社) ma esigenze narrative mi obbligano a dichiarare altrimenti.

[2] Se vi ricordate, abbiamo già incontrato Kūkai e lo Shingon al Murōji. Se non ve lo ricordate, correte a rileggervi la prima parte della serie “Gita in Giappone”!

[3] Ma per i beni culturali si accetta di buon grado questo e altro.

Una Risposta to “Gita in Giappone – Parte 4: il Daigoji, il Tōji e il panino del Mos”

  1. E quando parlo di tempo, ricordatevi che il tempo è denaro

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