Delizie coreane: jŏn 煎

Se la scorsa volta vi ho raccontato diffusamente della pizza coreana, una gustosa specialità già entrata nella leggenda, questa volta vi presenterò quello che, parlando con gli stranieri, i coreani amano chiamare “the korean pizza”!; e, che ci crediate o meno, è una delle cose più buone che si possa mangiare in queste terre!

Come i lettori più acuti avranno già intuito leggendo il titolo di questo intervento, il piatto in questione si chiama “jŏn” (o “jeon” 煎 a seconda della trascrizione che preferite) e per la gioia dei lettori più curiosi ora spiegherò in poche parole di cosa si tratta.

In sostanza le dolci signore imbronciate che lavorano nel ristorante dove avete deciso di recarvi per cena per prima cosa preparano una pastella a base di acqua, uova, farina e sale q.b., piuttosto liquida anziché no.

Successivamente le stesse, simpaticissime signore di cui sopra pigliano una caterva di ingredienti a loro piacimento e, usando una piastra unta e ben calda, la friggono (“piastrano” parlando di cibo suona male[1]) assieme alla pastella, andando a creare dei dischi piatti e dalle dimensioni più disparate. Quando la pastella non è più cruda il tutto è pronto e dunque si può e si deve mangiare (all’occorrenza è possibile intingere i bocconi in salsa di soia per esaltarne ulteriormente il sapore, già di suo delizioso).

Le signore del ristorante al lavoro

Sono certo che i lettori più golosi avranno già l’acquolina alla bocca e si staranno chiedendo quali siano gli ingredienti supplementari con cui si può preparare i jŏn! Beh, come ho detto, si tratta delle cose più disparate: il più comune degli jŏn è il pajŏn, i.e. jŏn al cipollotto (porro?) e a questo, se le signore del ristorante vogliono, ci aggiungono seppie, vongole e altri frutti di mare assortiti trasformandolo in haemul pajŏn, dove haemul in coreano sta per frutti di mare!

La bellissima K ci mostra un haemul pajŏn esageratamente spesso

Altre varianti (potete ammirarne una ricca selezione nelle foto allegate) possono includere esibizioni soliste di ostriche e gamberetti, il buon tofu (cor. dubu 두부) che da solo non sa di niente, funghi tagliati a fettine sottili sottili, rondelle di zucchine, melanzane e altre verdure dall’adeguata consistenza, kimchi di cavolo cinese e chi più ne ha più ne metta.

Una portata di jŏn misti, una portata di felicità

Gli ultimi mini jŏn alle ostriche avanzati, i soli che ho fatto in tempo a fotografare

Dopo esservi nutriti a sazietà sarete felici di aver deciso di mangiare jŏn per cena, ma anche a fine pasto un dubbio continuerà ad attanagliarvi: perché diavolo i coreani dicono che è una “pizza”? Eppure la spiegazione è sotto gli occhi di tutti. Sono rotondi, sono fatti con la farina, hanno gli ingredienti e sono cucinati su una piastra oliata. È o non è la perfetta descrizione della miglior pizza della tradizione napoletana?

Il paradiso del fritto (relativamente) sano!


[1] Stando alla versione online del Vocabolario Treccani, piastrare significa, “In microbiologia e biologia cellulare, depositare in piastre, o capsule, di Petri, contenenti terreno di coltura, microrganismi o cellule al fine di poterne osservare, dopo un periodo di incubazione, il numero e la morfologia nelle colonie che si sviluppano.” Benché anche questo poco si adatti al mondo del mangiar bene, il significato che il sottoscritto aveva  in mente è in realtà un altro, tipico del linguaggio di noi teenager del Friûl e purtroppo non riportato in alcun dizionario di mia conoscenza.

4 Risposte to “Delizie coreane: jŏn 煎”

  1. Okonomiyaki ma senza la polverina schifida sopra e, soprattutto, senza salsa?

    Davvero piastrare, in quel senso, si usa solo in quella bella terra che è il Friuli?

    Sara curiosa

    • In ordine di importanza: a quanto pare sì, solo da noi piastrare ha il bel significato che le nostre mamme ci hanno insegnato da piccoli. Ieri mentre scrivevo il mio intervento ho provato a chiedere a un torinese se sa cosa significhi il termine e non ne aveva idea.
      Per quanto riguarda l’altra domanda: no, l’okonomiyaki (che è buono quasi solo perché ci stanno sopra il katsuobushi e la maionese) c’entra poco. È più simile a una frittata o alle zucchine fritte colla pastella, solo che è infinitamente più buono, probabilmente grazie all’ingrediente speciale segreto, l’amore delle signore che lo cucinano (quello che traspare anche dai volti sereni che si intravvedono nella foto qua sopra)

  2. La verità è che io l’ho sempre considerata una frittata coreana, più che “pizza” coreana, ma mon credo che i coreani capirebbero perché loro la frittata non la fanno tonda!!!! 😀

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