Archivio per gennaio, 2012

Sŏllal 2012

Posted in Asia Orientale, corea, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 gennaio 2012 by patatromb

E anche per quest’anno l’isterismo generale causato dal Capodanno lunare è passato.
Del Sŏllal (설날), che appunto è il nome del tradizionale capodanno lunare coreano (corrisponde a quello cinese, quindi se volete sapere quando cade basta che vi guardiate l’immancabile servizio coi cinesi di Milano che ballano e fanno i fuochi che ogni anno saltano fuori nei tiggì Mediaset) ebbi già modo di scrivere alcuni anni fa in un breve intervento che, seppure contenutisticamente valido, è formalmente indecente, quindi ricapitolo brevemente.

Il Sŏllal è una delle due feste coreane lunghe (dove con ‘lunghe’ si intende ‘che durano tre giorni’; l’altra è Chusŏk 추석); e, quando ci sono queste feste lunghissime, i coreani si mettono ovviamente in viaggio tutti assieme per tornare al paese/città di origine (del capofamiglia maschio, eh!). Come conseguenza di quello che è un vero e proprio Esodo in senso biblico, è impossibile reperire legalmente qualsivoglia biglietto di treno o corriera per quei giorni, salvo prenotarlo con due mesi e mezzo di anticipo. Se la stazione di Seoul diventa il regno dei bagarini, alle corriere (che sono tutt’ora uno dei mezzi di trasporto preferiti dai coreani, e non riesco a farmene una ragione) viene riservata una corsia preferenziale sulle autostrade poiché queste, a causa del traffico, sono tanto piene di Hyundai e Kia che, in confronto, i blocchi stradali di cui leggo in questi giorni sui quotidiani italiani non sono che amene quisquilie.
E così, mentre qualche milione di coreani se ne sta nei mezzi di trasporto per andare a mangiare la minestra con gli gnocchi di riso e inchinarsi di fronte ai nonni onde ricevere una bella mancetta, Seoul si svuota, negozi e ristoranti restano tutti chiusi (a parte quelli nelle aree più frequentate da turisti) e la vivace e frizzante atmosfera che si respira in città è quella che, immagino, regnava a Černobyl’ nel maggio del 1986.
Addirittura quest’anno la festività andava dal 22 al 24, con il capodanno in sé che cadeva, lo preciso per dovere di cronaca, il 23; se teniamo presente che il 22 era una domenica, ne evinciamo che per chi non lavora di sabato quest’anno è stato una manna, con i più fortunati che si sono potuti mettere in moto già nella serata di venerdì 20!

La desolazione urbana è durata così ben cinque giorni nei quali il sottoscritto, felicemente rimastosene in quel di Seoul, ha effettivamente fatto ben poco, a parte cucinare a ciclo continuo (e a proposito, saluto il signor Boiler e lo ringrazio per la ricetta del petto di pollo al latte) e, nel pomeriggio del 23, fare un giretto alla Namsan Tower andando vicino al congelamento e rischiando sincopi multiple, causa i circa 10°C sotto lo zero che c’erano quel giorno (all’ora di pranzo!).
Queste ultime righe non interessano a nessuno e avrei benissimo potuto fare a meno di scriverle, ma servono per fare felice mia mamma (che, a proposito, saluto e ringrazio per la ricetta delle verdure ripassate) che dice sempre che non do mai mie notizie. Mamma, ho anche comprato un berretto caldo di lana che copre le orecchie!

Io che gioco con due orsacchiotti coreani ai piedi della Seoul Tower

Io che rischio la sincope ai piedi della Seoul Tower

Il tenero petto di pollo al latte e i gustosi broccoli ripassati

Il mio berretto nuovo (foto per la mamma)

E insomma, Sŏllal è passato anche quest’anno, io ho un berretto in più, questo intervento è privo di una conclusione decente e per ora è tutto!

La prima statua del Buddha – Pt.2

Posted in Arte, Asia Orientale, Buddhismo, Gite, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 20 gennaio 2012 by patatromb

Prima delle vacanze ci eravamo lasciati con il buon Chōgen che, a Kaifeng, decideva di finanziare impegnando tutti i suoi averi una copia di quella che, a quanto gli avevano detto, era la prima statua del Buddha. Ebbene, il suo proposito va a buon fine e, nel 985, la scultura è finalmente ultimata; il nostro caro monaco può così finalmente mettersi in cammino per tornarsene a casa e ivi fondare un monastero centrato sulla sua nuova statua. L’idea di Chōgen era, in effetti, quella di creare un luogo di culto espressamente dedicato al Buddha storico Śākyamuni (nel Giappone dell’epoca iniziava a prendere prepotentemente piede l’amidismo che a Chōgen, figlio dell’ambiente tradizionalista/conservatore del Tōdaiji, non è che andasse proprio a genio) il cui nome, Seiryōji (清涼寺), avrebbe ripreso quello del Qingliangsi (清涼寺), un importante monastero del monte Wutai particolarmente caro al Nostro.

Solo che le cose non vanno esattamente come lui sperava e, per parecchi anni (precisamente dal 987, anno in cui il buon monaco riesce finalmente a rimettere piede in terra natia, al 1022, sei anni dopo la sua morte) la scultura rimane parcheggiata presso il Rendaiji (蓮台寺), un monastero sotto il diretto controllo dello stato sito non lontano dal Palazzo Imperiale. Nel 1022, finalmente, i discepoli dell’ormai defunto Chōgen convincono l’imperatore (o chi per lui) a farsi restituire la scultura, piazzano l’immagine in questione nella sala principale di un piccolo tempio privato chiamato Seikaji (棲霞寺) e cambiano il nome di quest’ultimo in Seiryōji. Sotto questo nome il monastero diventerà, in periodo Heian, uno dei principali centri religiosi dell’area di Saga-Arashiyama.

Il Buddha del Seiryōji

Il Seiryōji engi (清涼寺縁起), cronaca ‘ufficiale’ del monastero datata al 1515, offre una versione un po’ differente della storia del nostro Buddha in legno di sandalo, nel senso che, stando a questo documento, l’immagine del Seiryōji non sarebbe la copia fatta creare da Chōgen, bensì l’originale “indiano”!! Com’è possibile? L’Engi ci racconta che, una volta ultimata, la copia viene temporaneamente posta accanto a quella originale; quest’ultima, vogliosa di andare in Giappone (come la capisco!) convince l’altra a scambiarsi di posto nottetempo, tanto sono uguali e nessuno se ne accorgerà! Detto fatto, le due statue si sostituiscono di ruolo e i cinesi, ignari di tutto, si trovano da un giorno all’altro a venerare a loro insaputa una semplice copia della preziosissima immagine del Buddha!!
[Non solo la statua è furbacchiona, ma ha anche un cuore d’oro: un altro documento ci spiega infatti che, quando il babbo di Kumārajiva (nella sua fuga verso Kucha) se la prendeva ogni giorno sulle spalle per trasportarla, di notte era lei che pigliava su il monaco per fare prima ad arrivare a destinazione! Ma stiamo divagando…!]
E insomma, per un sacco di tempo quelli del Seiryōji convincono sé stessi e i fedeli che sono loro a conservare e offrire protezione alla statua di Udayāna. E va detto che i loro sforzi incontrano un certo successo: non solo per secoli si continuò a creare copie di questa immagine (se vi ricordate, ne avevamo incontrata una al Saidaiji di Nara) ma, a tutt’oggi, il monastero è noto più con il nome di Shakadō (釈迦堂, Sala di Śākyamuni) che non con quello ufficiale, con la statua del Buddha che viene a significare l’intero spazio sacro.

Poi nel 1954 la scultura viene aperta per esaminare gli oggetti in essa contenuti (perché le sculture buddhiste, almeno in Asia orientale, contengono quasi sempre degli oggetti, di cui vi parlerò un’altra volta) e nell’occasione si scopre un documento che, se da un lato conferma che quella che ancora oggi è conservata nell’incantevole monastero di Kyōto è effettivamente l’immagine creata in Cina su richiesta di Chōgen, dall’altra fa a pezzi tutta la bella storia dei Buddha che si scambiano di posto e conseguenze varie.
La scoperta di questo documento, peraltro, non impedisce al monastero di esporre a tutt’oggi, nello stesso padiglione dove è possibile ammirare la nostra (bella) scultura, un simpaticissimo dipinto in cui ne è raccontata a mo’ di fumetto tutta la storia, dalla sua creazione fino al suo arrivo in Giappone, con tanto di vignetta in cui lei e la copia gemella si scambiano nottetempo di posto passeggiando amabilmente nella sala in cui sono alloggiate. In ogni caso, di questo e delle altre cose che è possibile incontrare al Seiryōji parlerò nell’ultima (?) parte della serie “Gita in Giappone”, che in origine doveva essere questo intervento, poi mi sono un attimo lasciato prendere la mano e pazienza, magari la prossima sarà la volta buona!

Quattro vedute veneziane

Posted in Arte, Gite, Notizie dall'Italia, Senza categoria with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 gennaio 2012 by patatromb

Ca' Foscari - Tributo alla facoltà di scienze

Campo San Polo - Il romantico pensiero di un giovane per la sua bella

Piazza San Marco - Semplici regole per una città ancora più bella e vivibile

Campo Santa Margherita - Nuove forme di illuminismo

 

Tornare a Venezia è sempre un piacere.

Massimo rispetto per gli interpreti e Gli auguri per un anno leguminoso

Posted in Notizie dall'Italia, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , on 1 gennaio 2012 by patatromb

Come da titolo, massimo rispetto per tutti gli interpreti simultanei, persino per quelli che traducono le conferenze stampa della Formula Uno per la RAI!

Dal canto mio, ho capito sulla mia pelle che ospitare in casa dei genitori persone che parlano solo lingue che la mamma e il papà non conoscono è un errore che si paga molto, molto caro. Ciononostante in un modo o nell’altro sono riuscito ad arrivare in vita fino alla fine del 2011 e questo mi permette, in attesa di una prossima settimana in cui, verosimilmente, avrò un po’ più di tempo da dedicare a questo blog, di rivolgere a tutti i miei lettori gli auguri per un 2012 ricco di saporiti legumi, come quello che sogno io!

***

Vi lascio con il quizzone di fine anno: decifrare questo misteriosissimo messaggio in inglese comparso nel sito del dormitorio della Seoul National University! Ricchi premi per chi risolverà il mistero del suo significato!

Il brillante inglese del sito del dormitorio

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