Sŏllal 2012

E anche per quest’anno l’isterismo generale causato dal Capodanno lunare è passato.
Del Sŏllal (설날), che appunto è il nome del tradizionale capodanno lunare coreano (corrisponde a quello cinese, quindi se volete sapere quando cade basta che vi guardiate l’immancabile servizio coi cinesi di Milano che ballano e fanno i fuochi che ogni anno saltano fuori nei tiggì Mediaset) ebbi già modo di scrivere alcuni anni fa in un breve intervento che, seppure contenutisticamente valido, è formalmente indecente, quindi ricapitolo brevemente.

Il Sŏllal è una delle due feste coreane lunghe (dove con ‘lunghe’ si intende ‘che durano tre giorni’; l’altra è Chusŏk 추석); e, quando ci sono queste feste lunghissime, i coreani si mettono ovviamente in viaggio tutti assieme per tornare al paese/città di origine (del capofamiglia maschio, eh!). Come conseguenza di quello che è un vero e proprio Esodo in senso biblico, è impossibile reperire legalmente qualsivoglia biglietto di treno o corriera per quei giorni, salvo prenotarlo con due mesi e mezzo di anticipo. Se la stazione di Seoul diventa il regno dei bagarini, alle corriere (che sono tutt’ora uno dei mezzi di trasporto preferiti dai coreani, e non riesco a farmene una ragione) viene riservata una corsia preferenziale sulle autostrade poiché queste, a causa del traffico, sono tanto piene di Hyundai e Kia che, in confronto, i blocchi stradali di cui leggo in questi giorni sui quotidiani italiani non sono che amene quisquilie.
E così, mentre qualche milione di coreani se ne sta nei mezzi di trasporto per andare a mangiare la minestra con gli gnocchi di riso e inchinarsi di fronte ai nonni onde ricevere una bella mancetta, Seoul si svuota, negozi e ristoranti restano tutti chiusi (a parte quelli nelle aree più frequentate da turisti) e la vivace e frizzante atmosfera che si respira in città è quella che, immagino, regnava a Černobyl’ nel maggio del 1986.
Addirittura quest’anno la festività andava dal 22 al 24, con il capodanno in sé che cadeva, lo preciso per dovere di cronaca, il 23; se teniamo presente che il 22 era una domenica, ne evinciamo che per chi non lavora di sabato quest’anno è stato una manna, con i più fortunati che si sono potuti mettere in moto già nella serata di venerdì 20!

La desolazione urbana è durata così ben cinque giorni nei quali il sottoscritto, felicemente rimastosene in quel di Seoul, ha effettivamente fatto ben poco, a parte cucinare a ciclo continuo (e a proposito, saluto il signor Boiler e lo ringrazio per la ricetta del petto di pollo al latte) e, nel pomeriggio del 23, fare un giretto alla Namsan Tower andando vicino al congelamento e rischiando sincopi multiple, causa i circa 10°C sotto lo zero che c’erano quel giorno (all’ora di pranzo!).
Queste ultime righe non interessano a nessuno e avrei benissimo potuto fare a meno di scriverle, ma servono per fare felice mia mamma (che, a proposito, saluto e ringrazio per la ricetta delle verdure ripassate) che dice sempre che non do mai mie notizie. Mamma, ho anche comprato un berretto caldo di lana che copre le orecchie!

Io che gioco con due orsacchiotti coreani ai piedi della Seoul Tower

Io che rischio la sincope ai piedi della Seoul Tower

Il tenero petto di pollo al latte e i gustosi broccoli ripassati

Il mio berretto nuovo (foto per la mamma)

E insomma, Sŏllal è passato anche quest’anno, io ho un berretto in più, questo intervento è privo di una conclusione decente e per ora è tutto!

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