Archivio per febbraio, 2012

Alcuni cartelli, ossia Frammenti di Genio

Posted in Arte, Asia Orientale, corea with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 23 febbraio 2012 by patatromb

Non solo essere iscritti e frequentare materialmente l’Università Nazionale di Seoul (“ranked 20th in the world in publications in an analysis of data from the Science Citation Index”, copincollando dalla wikipedia!!) è cosa di cui andar ovviamente fieri, ma è anche fonte di molteplici forme di diletto.

Diletto derivante da così tante ragioni che ora come ora me ne viene in mente solo una, vale a dire gli straordinari cartelli che adornano il nostro bel campus, e di cui vado ora presentare una breve ma significativa selezione.

***

Raccolta differenziata, uno sforzo concreto per un mondo migliore

Iniziamo la nostra breve carrellata con un dettaglio delle istruzioni per la raccolta differenziata all’interno del dormitorio. Si noti come, se comunemente ci si limita a separare carta, plastica, alluminio o altri materiali di uso comune, nella mia università (in cui non a caso esiste un importante dipartimento di studi sull’ambiente) si è invece optato per una raccolta ben più radicale, che prevede addirittura raccoglitori specifici per beni rari quali, lo vedete nella foto qui sopra, presunti monaci irlandesi residenti nell’Islanda del nono secolo.

 

Il campo di calcio va itinerario

Il secondo cartello che vado a presentarvi* illustra i brillanti successi conseguiti in questo paese nell’ambito dell’insegnamento della lingua inglese. È fatto ben noto che i giovani coreani sono costretti dal loro sistema scolastico a passare decenni a studiare la bella lingua di Albione: è certo una vita difficile e faticosa la loro, ma come vedete foriera di straordinari risultati!

Dacci un taglio

Quello qua sopra è l’ultimo cartello di oggi, ed è anche il preferito (in senso assoluto) di chi scrive. Si trova appeso alla porta della sala docce della palestra del dormitorio ed è a tutti gli effetti la migliore confutazione possibile della teoria secondo la quale le genti coreane sarebbero dotate di scarso senso estetico e di inventiva. Se il testo in inglese che vi compare in calce (“commit no nuisance”) potrebbe effettivamente sembrare poco incisivo nella sua genericità, è nell’invenzione grafica circolare che occupa la sezione superiore del cartello che troviamo la migliore prova del genio del suo, ahinoi anonimo, creatore.

Il testo all’interno del cerchio recita “sobyŏn kŭmji” (소변 금지), vale a dire “vietato orinare” (la frase sotto spiega che, per le proprie impellenze, sarebbe meglio usare la toilette piuttosto che le docce; chi ci avrebbe mai pensato!). Il colpo di genio sta non tanto nella pur innegabile bellezza e profondità di queste parole, quanto nella sostituzione del carattere ㅕ (yŏ) di 소변 (pipì) con un paio di forbici stilizzate. Non solo ci troviamo di fronte a un brillante uso delle forme dell’alfabeto coreano dall’indubbio valore estetico (il  tutto è ancor più valorizzato dalla scelta di variare il colore delle f-yo-rbici, soluzione che dona ritmo e varietà alla composizione nella pur rigida cornice della bicromia); ma essa illustra anche, in una maniera che non potrebbe essere più chiara, la punizione a cui va incontro chi dovesse contravvenire al divieto in questione, ribadendo così anche graficamente il messaggio generale del cartello.

Genio puro.

————

* Se anche aveste già visto questa foto, vi chiedo di fare comunque finta che sia per la prima volta.

Gita in Giappone – Parte 6: un giorno ad Arashiyama

Posted in Arte, Asia Orientale, Giappone, Gite, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 febbraio 2012 by patatromb

E finalmente riprende, dopo una miriade di mesi, la cronaca della mia oramai non più recentissima gita in Giappone!

Qualora non aveste letto le puntate precedenti (male!), ecco a voi un breve riassunto di quanto scritto fino ad ora:

 

Gita in Giappone – Prologo, dove sebbene sia un prologo narro di come dopo il viaggio ho incontrato un Gundam e ho assistito a una partita di calcio.

Gita in Giappone – Parte 1, dove presento gli alberghi più splendidi di tutta Ōsaka.

Gita in Giappone – Parte 2: al Murōji, dove racconto di come sono stato scacciato da dei contadini intenti a preparare una sagra.

Gita in Giappone – Parte 3: la bella Nara, dove sbaglio tutti i trasferimenti ma arrivo lo stesso dappertutto e alla fine mangio un meronpan.

Gita in Giappone – Parte 4: il Daigoji, il Tōji e il panino del Mos, dove bevo del caffè al the verde, mangio un delizioso panino e, nel tempo che mi avanza, visito alcuni luoghi registrati come Patrimonio dell’Umanità.

Gita in Giappone – Parte 5: lo Shitennōji e altre amenità di Ōsaka, dove visito Disneyland e acquisto il più bel fumetto della storia.

 

Questo per quanto riguarda quello che già sapete: ma per il resto? Prima di ripartire per Seoul=casa, mi avanzava infatti ancora un giorno; un giorno da spendere in quel di Arashiyama, l’area nord ovest di Kyōto che i miei lettori più attenti dovrebbero aver già sentito nominare qualche tempo fa. La zona in questione è tra le più belle di Kyōto, sia dal punto di vista naturale che da quello artistico-culturale, ma soprattutto è il luogo in cui, quando il tempo è bello, i giapponesi si ammassano come polli in un allevamento intensivo e buttano il proprio denaro in souvenir e cibo venduto a prezzi improponibili (tipo che alle bancarelle chiedono 500 yen per sei takoyaki[1]).

Qua si intravvedono alcune delle bancherelle dai prezzi assurdi. Stando a quanto mi racconta la mia amica, hanno stretti rapporti con la yakuza (paura!)

Ci sono molti modi per arrivarci: in autobus, col trenino, con l’automobile, in bicicletta, a piedi, con il teletrasporto e via dicendo. Occhio se ci andate con l’autobus, perché l’area dove si può girare con l’abbonamento e il biglietto giornaliero finisce, guarda caso, proprio prima della fermata principale di Arashiyama: i giapponesi mica sono fessi e se possono fare qualcosa per spillare più soldi al viaggiatore, non ci pensano su due volte.

Questi atletici ragazzi giapponesi non si sono fatti spillare soldi per arrivare in zona

Io personalmente sono arrivato in zona col trenino (linea Hanykū Arashiyama 阪急嵐山線: per arrivare al cuore dell’area si scende al capolinea e, dirigendosi verso nord, si attraversa il ponte sul fiume Ōi), ché da Ōsaka è il mezzo più comodo. O meglio, noi personalmente, visto che mi ero fatto convincere a partire non da solo ma assieme alla mia ospite giapponese e il suo fidanzatino cinese. “Da quelle parti abita anche un mio amico, potremmo incontrarci e mangiare tutti assieme!”

Questa decisione non è stata priva di conseguenze: è sbalorditivo constatare quanto poco gliene freghi ai giovani asiatici dei luoghi di interesse storico-artistico e culturale. Per questa ragione, il Tenryūji (天龍寺), che nei miei piani doveva essere la prima delle tre mete previste per quel giorno, l’ho visto solo da fuori (e meno male che l’avevo già visitato nel 2006). Qualche giretto nei sub-templi del monastero però me li sono fatti, sebbene per la maggior parte siano di interesse scarso-nullo.

Hankyu Arashiyama, la stazione graziosa

Panoramica sul lungofiume (?) di Arashiyama

Io ben pettinato mentre mangio una crocca

All'ingresso del Tenryūji

id.

Il giardino del Tenryūji in una rara foto di repertorio

Essendosi nel frattempo fatto mezzogiorno, ci era venuta fame. Vagando alla ricerca di un posto dove mangiare a prezzi umani siamo capitati nel celeberrimo boschetto di bambù di Arashiyama, dove scorrazzano giulivi (?) gli schiavi del risciò e dove si trovano il cimitero associato al Tenryūji e il Nonomiya Jinja (野宮神社), il santuario shintoista presso il quale, in epoca Heian, le principesse imperiali scelte per servire al santuario di Ise erano tenute a passare un periodo di purificazione, e vorrei vedere se riuscirebbero a purificarsi anche al giorno d’oggi, con la mandria di umani che passa quotidianamente da quelle parti.

Uno dei tanti sub-templi del Tenryūji

Un altro dei tanti sub-templi del Tenryūji

Gente a spasso

Il succitato cimitero

 

La seconda, nonché la principale, meta programmata era il Seiryōji (清涼寺). Sulla carta il Seiryōji è vicinissimo al succitato Tenryūji e dunque, su mia proposta, ci siamo andati a piedi: ma sulla carta anche il Saidaiji era vicinissimo al Tōshōdaiji, eppure chi ha letto la parte 3 di questa cronaca sa bene come era andata a finire in quell’occasione.

Ora, sebbene la zona circostante il Tenryūji (il cuore di Arashiyama) sia zeppa di ristoranti dai prezzi stravaganti, ho constatato con sorpresa che nel resto dell’area sono del tutto assenti non solo ristoranti, ma persino supermercati e convenience store (e mi chiedo come la gente del quartiere faccia per vivere). Come risultato, al Seiryōji siamo arrivati che era già l’una e mezza, con le gambette tremolanti e con le pance che parevano per il vigore con cui protestavano black bloc greci.

Quando le speranze di trovare ristoro erano ormai perdute, il miracolo! Proprio nella strada che fronteggia la Porta dei Re Benevoli (Niōmon 仁王門) del Seiryōji si è infatti materializzato un ristorantuzzo in cui, malgrado la posizione di assoluto monopolio di cui il locale gode, non chiedono l’equivalente 15 euro per un piatto di spaghetti in brodo; e poco importa se abbiamo dovuto aspettare mezz’ora prima di ottenere un posto a sedere, nelle condizioni in cui eravamo saremmo stati felici pure se ci avessero servito zuppa di muco fredda.

L'ingresso del Seiryōji visto dall'ingresso del ristorante

Potenti mezzi a disposizione della religione

Il sorriso sincero di chi è candidato sindaco!

E così, quando erano già passate le due e si era finalmente satolli, ci siamo diretti verso l’ingresso del Seiryōji: se volete conoscere il seguito delle mie vicende, continuate a seguire il fantastico “Interventi da Seoul”, ‘ché pure stavolta mi sono dilungato più del previsto ed è ora di fare la nanna.


[1] Altrove il prezzo si aggira attorno ai 300 yen.

Sulle arti visive nel XXI secolo

Posted in Arte, corea, Wisdom with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 6 febbraio 2012 by patatromb

Un certo palazzo in quel di Seoul

Una certa panchina nel portico del summentovato palazzo

Una certa targhetta sulla summentovata panca

La traduzione della summentovata targhetta

chipdŭri

Posted in Asia Orientale, corea, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 febbraio 2012 by patatromb

Oggi vi spiego come fare bella figura in Corea (del Sud) quando un vostro amico trasloca.

 

Dovete sapere che, quando in questo paese si cambia casa, si organizza il chipdŭri (집들이, la traslitterazione alternativa è “jipdeuri”): in sostanza si tratta di una festa per mostrare ad amici e conoscenti il nuovo domicilio. Per la festa in sé non esiste un pattern prestabilito: possono esserci musica, balli, si può guardare dei film o divertirsi coi videogiochi, si può consumare tanto buon cibo o litri e litri di birra e via dicendo. Solo una cosa deve esserci per forza: mi riferisco ai regali. Quando si viene invitati a un chipdŭri è infatti buona norma, per non dire obbligatorio, portare con sé un dono. E al chipdŭri un dono non vale l’altro.

Dato che non si può mai sapere e a breve potreste benissimo trovarvi a vivere in Corea, ho pensato di presentarvi una pratica galleria fotografica che illustri i doni più confacenti alla gioiosa celebrazione di un trasloco coreano.

* * *

Un verde detersivo per piatti

Partiamo con il dono di chi vuole cavarsela con poco: con soli 2500 won potete fare vostro (o meglio, del traslocante) un cremoso detersivo per piatti. Certo, rischiate di fare la figura del pezzente, ma se siete squattrinati è pur sempre un’opzione da tenere in considerazione.

 

Beat, per un pulito più bucato

Un regalo certo più gradito, oltre che un po’ più dispendioso, è una bella confezione di detersivo per la lavatrice. Qui sopra una confezione della mia marca preferita (non foss’altro perché è l’unica venduta nei negozi del campus dove vivo).

 

3100 ml di delicato profumo

Se proprio volete fare i bulli, potete offrire al festeggiato una fantastica combo detersivo-ammorbidente. Non solo il vostro amico potrà finalmente indossare dei vestiti puliti, ma questi saranno anche morbidi e profumati! E che volete di più??

 

24x3=72 strati di morbidezza candida come la neve

Ve lo dico io, cosa volete di più: un sedere pulito! Anzi, tanti sederi puliti! E dunque, se proprio si punta al figurone, cosa c’è di meglio di un una bella confezione di carta igienica formato famiglia? Oltre ad essere il più ambito dei regali, la carta da sedere è peraltro il solo che può essere utilizzato non solo da chi lo riceve, ma anche da chi lo offre, dall’ubriaco che continua imperterrito a tracannare birra disteso nell’entrone e persino dal pezzente che ha portato il detersivo per piatti, alla facciaccia sua!

Certo, una sfarzosa confezione da 24 rotoli come quella riprodotta nella foto può costarvi un patrimonio (non ve la cavate con meno di 10000 won), ma sono spiccioli se paragonati alla stima e alla gloria che essa vi procurerà.

 

Per oggi è tutto, spero che quando appreso oggi possa risultarvi utile così come lo è una confezione jumbo di carta igienica!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: