Gita in Giappone – Parte 6: un giorno ad Arashiyama

E finalmente riprende, dopo una miriade di mesi, la cronaca della mia oramai non più recentissima gita in Giappone!

Qualora non aveste letto le puntate precedenti (male!), ecco a voi un breve riassunto di quanto scritto fino ad ora:

 

Gita in Giappone – Prologo, dove sebbene sia un prologo narro di come dopo il viaggio ho incontrato un Gundam e ho assistito a una partita di calcio.

Gita in Giappone – Parte 1, dove presento gli alberghi più splendidi di tutta Ōsaka.

Gita in Giappone – Parte 2: al Murōji, dove racconto di come sono stato scacciato da dei contadini intenti a preparare una sagra.

Gita in Giappone – Parte 3: la bella Nara, dove sbaglio tutti i trasferimenti ma arrivo lo stesso dappertutto e alla fine mangio un meronpan.

Gita in Giappone – Parte 4: il Daigoji, il Tōji e il panino del Mos, dove bevo del caffè al the verde, mangio un delizioso panino e, nel tempo che mi avanza, visito alcuni luoghi registrati come Patrimonio dell’Umanità.

Gita in Giappone – Parte 5: lo Shitennōji e altre amenità di Ōsaka, dove visito Disneyland e acquisto il più bel fumetto della storia.

 

Questo per quanto riguarda quello che già sapete: ma per il resto? Prima di ripartire per Seoul=casa, mi avanzava infatti ancora un giorno; un giorno da spendere in quel di Arashiyama, l’area nord ovest di Kyōto che i miei lettori più attenti dovrebbero aver già sentito nominare qualche tempo fa. La zona in questione è tra le più belle di Kyōto, sia dal punto di vista naturale che da quello artistico-culturale, ma soprattutto è il luogo in cui, quando il tempo è bello, i giapponesi si ammassano come polli in un allevamento intensivo e buttano il proprio denaro in souvenir e cibo venduto a prezzi improponibili (tipo che alle bancarelle chiedono 500 yen per sei takoyaki[1]).

Qua si intravvedono alcune delle bancherelle dai prezzi assurdi. Stando a quanto mi racconta la mia amica, hanno stretti rapporti con la yakuza (paura!)

Ci sono molti modi per arrivarci: in autobus, col trenino, con l’automobile, in bicicletta, a piedi, con il teletrasporto e via dicendo. Occhio se ci andate con l’autobus, perché l’area dove si può girare con l’abbonamento e il biglietto giornaliero finisce, guarda caso, proprio prima della fermata principale di Arashiyama: i giapponesi mica sono fessi e se possono fare qualcosa per spillare più soldi al viaggiatore, non ci pensano su due volte.

Questi atletici ragazzi giapponesi non si sono fatti spillare soldi per arrivare in zona

Io personalmente sono arrivato in zona col trenino (linea Hanykū Arashiyama 阪急嵐山線: per arrivare al cuore dell’area si scende al capolinea e, dirigendosi verso nord, si attraversa il ponte sul fiume Ōi), ché da Ōsaka è il mezzo più comodo. O meglio, noi personalmente, visto che mi ero fatto convincere a partire non da solo ma assieme alla mia ospite giapponese e il suo fidanzatino cinese. “Da quelle parti abita anche un mio amico, potremmo incontrarci e mangiare tutti assieme!”

Questa decisione non è stata priva di conseguenze: è sbalorditivo constatare quanto poco gliene freghi ai giovani asiatici dei luoghi di interesse storico-artistico e culturale. Per questa ragione, il Tenryūji (天龍寺), che nei miei piani doveva essere la prima delle tre mete previste per quel giorno, l’ho visto solo da fuori (e meno male che l’avevo già visitato nel 2006). Qualche giretto nei sub-templi del monastero però me li sono fatti, sebbene per la maggior parte siano di interesse scarso-nullo.

Hankyu Arashiyama, la stazione graziosa

Panoramica sul lungofiume (?) di Arashiyama

Io ben pettinato mentre mangio una crocca

All'ingresso del Tenryūji

id.

Il giardino del Tenryūji in una rara foto di repertorio

Essendosi nel frattempo fatto mezzogiorno, ci era venuta fame. Vagando alla ricerca di un posto dove mangiare a prezzi umani siamo capitati nel celeberrimo boschetto di bambù di Arashiyama, dove scorrazzano giulivi (?) gli schiavi del risciò e dove si trovano il cimitero associato al Tenryūji e il Nonomiya Jinja (野宮神社), il santuario shintoista presso il quale, in epoca Heian, le principesse imperiali scelte per servire al santuario di Ise erano tenute a passare un periodo di purificazione, e vorrei vedere se riuscirebbero a purificarsi anche al giorno d’oggi, con la mandria di umani che passa quotidianamente da quelle parti.

Uno dei tanti sub-templi del Tenryūji

Un altro dei tanti sub-templi del Tenryūji

Gente a spasso

Il succitato cimitero

 

La seconda, nonché la principale, meta programmata era il Seiryōji (清涼寺). Sulla carta il Seiryōji è vicinissimo al succitato Tenryūji e dunque, su mia proposta, ci siamo andati a piedi: ma sulla carta anche il Saidaiji era vicinissimo al Tōshōdaiji, eppure chi ha letto la parte 3 di questa cronaca sa bene come era andata a finire in quell’occasione.

Ora, sebbene la zona circostante il Tenryūji (il cuore di Arashiyama) sia zeppa di ristoranti dai prezzi stravaganti, ho constatato con sorpresa che nel resto dell’area sono del tutto assenti non solo ristoranti, ma persino supermercati e convenience store (e mi chiedo come la gente del quartiere faccia per vivere). Come risultato, al Seiryōji siamo arrivati che era già l’una e mezza, con le gambette tremolanti e con le pance che parevano per il vigore con cui protestavano black bloc greci.

Quando le speranze di trovare ristoro erano ormai perdute, il miracolo! Proprio nella strada che fronteggia la Porta dei Re Benevoli (Niōmon 仁王門) del Seiryōji si è infatti materializzato un ristorantuzzo in cui, malgrado la posizione di assoluto monopolio di cui il locale gode, non chiedono l’equivalente 15 euro per un piatto di spaghetti in brodo; e poco importa se abbiamo dovuto aspettare mezz’ora prima di ottenere un posto a sedere, nelle condizioni in cui eravamo saremmo stati felici pure se ci avessero servito zuppa di muco fredda.

L'ingresso del Seiryōji visto dall'ingresso del ristorante

Potenti mezzi a disposizione della religione

Il sorriso sincero di chi è candidato sindaco!

E così, quando erano già passate le due e si era finalmente satolli, ci siamo diretti verso l’ingresso del Seiryōji: se volete conoscere il seguito delle mie vicende, continuate a seguire il fantastico “Interventi da Seoul”, ‘ché pure stavolta mi sono dilungato più del previsto ed è ora di fare la nanna.


[1] Altrove il prezzo si aggira attorno ai 300 yen.

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