I coreani e il matrimonio – Parte 2

Dov’eravamo rimasti? Ah sì, tutti i preparativi per il matrimonio si sono conclusi e, finalmente, è arrivato il tanto atteso giorno della cerimonia di nozze!

Gli invitati accorrono a centinaia e, se non si sono smarriti avendo fallito di decifrare la mappetta stampata nell’invito e sono dunque riusciti ad arrivare con almeno una decina di minuti di anticipo, non possono esimersi dallo scattare le rituali foto con la sposa, che se ne sta esposta a mo’ di bomboniera in uno sbrilluccicoso camerino approntato per l’occasione. Se sei me, invece, arrivi in ritardo e ti risparmi la fatica.

Che si arrivi puntuali o in ritardo, non si può invece scappare a quello che è corrispettivo coreano della consegna del dono nuziale. Ma attenzione: niente liste di nozze in Corea! Accanto all’ingresso della sala dove avrà luogo la cerimonia si trovano due tavoli, uno per gli invitati dello sposo e uno per quelli della sposa e su di essi trovano posto un grosso quadernone, dove i presenti vanno a scrivere il proprio nome (a testimonianza della loro presenza), e delle misteriose buste vuote e oblunghe. Qui il dono standard è infatti $denaro sonante$ e le suddette buste servono proprio per infilarci i soldini che si intende regalare. (Sulla busta in cui infili i soldi devi scrivere il tuo nome: le donazioni verranno poi annotate in un apposito registro che i novelli sposi possono consultare per capire chi, dei loro invitati, è un amico vero e chi un pezzente morto di fame).

Alla donazione, dicevo, non si scappa per un motivo ben preciso, chiamato sikkwon (食券). Trattasi di un oggetto fondamentale e preziosissimo che si riceve alla consegna della mazzetta busta col dono; tradotto letteralmente, sikkwon significa “biglietto del pasto” ed è appunto il magico passaporto che consente l’accesso alla sala rinfresco, ma di questo narrerò in seguito perché sta iniziando la cerimonia.

Sikkwon, ovvero il prezioso biglietto del pasto

 

Come ogni rito e anzi proprio in quanto tale, il matrimonio coreano è caratterizzato da alcune azioni, o fasi, prestabilite e invariabili, che ne sanciscono la sacralità e l’autorità. Schematizzando abbiamo:

–          L’ingresso degli sposi: con indosso abiti da cerimonia all’occidentale, la coppia si fa una breve passeggiata lungo il percorso rialzato che parte dall’ingresso centrale andando infine a fermarsi di fronte all’”altare” dove l’officiante attende impaziente (1 minuto);

–          Il discorso degli sposi: per l’emozione e la tensione (“SANTO CIELO, COSA STO FACENDO?!”) essi si impappinano o ridono istericamente leggendo frasi preconfezionate che pure hanno provato per mesi e mesi (5-7 minuti);

–          Il discorso dell’officiante; probabilmente è la prima (e sicuramente l’ultima) volta che incontra la felice coppietta, ma è comunque in grado di raccontare a noi tutti la loro biografia amorosa e di illustrare loro la vita di gioia e gaiezza che li attende (5-7 minuti);

–          Il momento dell’imbarazzo; probabilmente la parte più importante e tipicamente coreana di tutto il rituale. Gli amici di almeno uno dei due sposi organizzano, a “sorpresa”, un omaggio musicale per la coppia. Le modalità possono variare notevolmente: partendo dalle ballate per chitarra e voce solista e arrivando ai pezzi gospel cantati e ballati da una mandria di ragazzini della chiesa battista frequentata dalla coppia, passando per balletti sexy al ritmo dell’ultima hit del momento, e via dicendo. La sola regola fissa è che gli interpreti devono possedere un senso musicale e un’intonazione e/o movenze buoni quanto l’inglese di Rutelli. Alla fine il pubblico, seppure visibilmente imbarazzato quanto se non più degli “artisti” stessi, applaude simulando divertimento (5 minuti);

–          Il saluto ai genitori; una volta finita la trista canzoncina l’atmosfera si fa di nuovo seria, ‘ché i neo sposi devono prostrarsi di fronte ai genitori di lei prima e di lui dopo (ordine di importanza ascendente), giusto per ricordare ancora una volta chi è che comanda realmente. Il padre di lei sfodera invariabilmente lo sguardo truce delle occasioni speciali (3 minuti);

–          La passeggiatina finale: gli sposi percorrono all’incontrario il percorso da cui erano entrati mentre gli altoparlanti diffondono, in ordine, musica di buon augurio generale stile “Brigitte Bardot” nr.1, marcia nuziale, musica di buon augurio generale stile “Brigitte Bardot” nr.2 (45 secondi).

 

Si conclude così, nel giro di venti o trenta minuti al massimo, la bella cerimonia, e gli invitati che non sono così pazienti da restare per le foto di gruppo si affrettano verso la sala per il rinfresco, il momento più atteso della giornata. Se in Italia l’usanza prevede un lauto pranzo consumato in un ristorante prenotato per l’occasione, in Corea il pasto viene offerto presso la stessa sede ove ha avuto luogo il matrimonio, in una sala apposita che si trova genericamente “al piano di sotto”.

Tranne casi sporadici, inoltre, non ci si deve aspettare una serie di portate servite direttamente al tavolo: nella saletta ci aspettano un grosso tavolo buffet e, tutt’attorno, una schiera di distinti signori e signore di mezza età che lo stanno assaltando manco fossero cavallette. Per assicurarsi il pasto prima di chiunque altro (ma forse, visto quello che rimane dopo il loro passaggio, sarebbe meglio dire “a posto di chiunque altro”) i suddetti distinti signori hanno abbandonato la cerimonia già durante il discorso dell’officiante, anzi alcuni probabilmente nemmeno hanno visto gli sposi poiché, appena arrivati alla wedding hall, hanno giusto mollato la busta all’ingresso e sono direttamente andati a mangiare.

In ogni caso, è qui che entra il gioco il sikkwon cui ho accennato in precedenza: esso è stato inventato per evitare che, come accadeva una volta, sconosciuti capitati lì per caso si imboschino al rinfresco mangiando a sbafo senza lasciare nemmeno una lira, anzi un won in regalo. Ancora non è stato invece inventato un sistema per risolvere il problema, altrettanto stringente, rappresentato da coloro che si presentano con la famiglia al completo (nonna, moglie e due figli), nella busta-regalo collettiva infilano 20000 won (15€) e in cambio ricevono uno sikkwon per ogni congiunto.

Ma basta chiacchiere, si inizia a mangiare! Ed ecco che arrivano anche gli sposi, che nel frattempo si sono cambiati indossando l’abito tradizionale coreano (lo hanbok 韓服), non per mangiare (non sia mai!) ma per fare il giro dei tavoli per salutare gli invitati uno ad uno. Bisogna pure sbrigarsi, perché nel frattempo il matrimonio organizzato nello slot successivo sta per finire e si deve lasciare la sala banchetto libera per le nuove cavallette.

Ed è così che, in un’ora scarsa, tutto è finito e si può tornare a casa, felici e contenti per un altro amico che è finalmente diventato un adulto vero. Oppure all’ultimo momento salta fuori un altro compagno di università che inizia a distribuire a sorpresa inviti per il suo matrimonio e tutto ricomincia daccapo.

9 Risposte to “I coreani e il matrimonio – Parte 2”

  1. Mi piace il sistema della busta. Dobbiamo farlo anche in Italia.

  2. Talàn csak az elfogultsàg beszèl belolem, de èn szòrakoztatònak talàlom! L’usanza delle buste con la lista è una crudeltà erso i tirchi, ma forse loro non si vergognano!?

  3. Ma vedere ed ascoltare questi artisti è davvero imbarazzante! Ma almeno uno dei due aveva il buon senso di sparire immediatamente dopo l’esibizione. E poi non ho avuto il coraggio di vedere (ancora) gli altri filmati!

  4. Si’ si’, ne sai un sacco te… ti sei dimenticato di menzionare quelli che vengono portandosi dietro amici e parenti non invitati, mangiano a sbafo e non ti salutano nemmeno perche’ devono scappare ad un altro matrimonio! 😀

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