C’ho i flash

Miei cari lettori, mie care lettrici,

vi sarete sicuramente accorti che, recentemente, non ho avuto occasione di aggiornare questo mio modesto blog. Ma non temete, non vi ho né scordati, né tantomeno abbandonati: semplicemente, imprescindibili e improrogabili impegni accademici hanno assorbito e il mio tempo, e le mie forze, sia fisiche che, ed è questo il punto di partenza dell’intervento odierno, psicologiche.

Perché dovete sapere che, dopo due settimane circa passate ininterrottamente davanti al computer a scrivere cose che nessuno vuole leggere, la mia mente ha iniziato a vacillare e ha preso a mescolare il presente con il passato, le informazioni utili con quelle superflue, e così via.

Ad esempio, mentre stavo vergando la mia critica agli studi biografici dedicati ai monaci di epoca Koryŏ, mi è tornato all’improvviso in mente un pasto consumato, una domenica di maggio del 2006, presso il McDonald’s di un piccolo centro commerciale dalle parti di Rokujizō, quartiere nella estrema periferia sud-orientale di Kyōto degno di nota in quanto non c’è assolutamente nulla da vedere: e di colpo erano davanti a me un pasto, un centro commerciale e un intero quartiere che fino all’altro giorno avevo completamente rimosso dalla mia mente (o almeno, ero convinto di averlo fatto). Ora rimembro con precisione persino quello che avevo mangiato e ricordo anche che ero andato da quelle parti per visitare un negozio di libri usati dove ho comprato il fumetto del coniglio col naso lungo e un ciddì dei Polysics, però non ho la minima idea di come mai sapessi che quel negozio esistesse; come che sia, ve lo faccio vedere.

 

 

 

La stessa sera ho avuto un secondo flash dal passato, questo ben più interessante? In sostanza, credo fosse il 2004 o il 2005, e stavamo dando l’esame chiamato “abilità informatiche 2”, un esame tappabuchi (mi pare valesse 3 punti di credito, ma forse erano di meno) dove gli studenti si raggruppavano nella sala computer dell’università e il professore diceva loro: “scrivete col computer una frase a vostra scelta in giapponese”. Se lo facevi, e bastava scrivere cose tipo “mi piacciono i gatti” o “mi chiamo Gino”, avevi passato l’esame. Se non l’avete mai fatto, e immagino che molti di voi non ne abbiano effettivamente mai avuto occasione, sappiate solo che per scrivere in giapponese con il computer basta impostare la tastiera su giapponese e poi digitare le lettere della parola così come si pronuncia (ad esempio, per scrivere inu いぬ, cane, si digita i, n, e infine u. Se proprio si vuole, poi si può selezionare il carattere cinese corrispondente premendo la barra spaziatrice, ed ecco che いぬ diventa 犬). Insomma, non bisogna essere dei dottorandi in informatica per riuscirci.

Ebbene, nel flash mi si sono chiaramente parati davanti tutti i bocciati all’esame. Perché sì, parecchi non sono riusciti a passarlo. Una parte degli studenti, infatti, non ricordando che è possibile impostare la tastiera su “giapponese” ha scritto la frase sì in giapponese, ma utilizzando l’alfabeto latino. I miei preferiti, però, sono gli studenti universitari che, alla richiesta “scrivete una frase” rispondevano scrivendo una singola parola; e mi ricordo ancora con commozione il professore che, paziente, gli ripeteva “scrivete una frase!” e quelli cambiavano la parola, e lui, stavolta un po’ meno paziente, “finché non scrivete una frase non vi faccio uscire da qui!” e quelli giù con un’altra parola ancora.

E mentre disteso nel mio caldo lettuccio rivivevo questi bei momenti per lungo tempo dimenticati, ho ripensato alle associazioni studentesche, alle loro proteste per gli esami di ingresso e i corsi a numero chiuso e alle loro belle parole sul diritto allo studio, e mi son chiesto se diritto allo studio significa far studiare all’università gente che, dopo quasi venti anni passati sui libri, non conosce la differenza tra una parola e una frase. Poi, un secondo prima di addormentarmi, ho avuto un flash nel quale ho ricordato di avere un blog, ed eccomi nuovamente qua tutto per voi!

2 Risposte to “C’ho i flash”

  1. Veramente delle persone non hanno passato abilità informatiche?

    Ah caro Marco se ti può consolare capita anche a me di avere flash del 2006 (e questo mi porta a passare quasi un’ora di un preziosissimo pomeriggio in cui mio figlio dorme a programmarmi un viaggio che sicuramente non potrò fare nei prossimi presumo 6-7 anni).
    Così per amicizia ti cito la mia parola preferita per queste situazioni: scolopendra. E’ vero che te l’ho riportata su facebook da poco ma, se tu mi parli di Giappone 2006, io rivedo quella scena.
    Mandi!

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