Si vota!

Il 16 dicembre c.a. le primarie del PDL hanno ufficialmente stabilito, ed è stato quasi un plebiscito oltre che una festa della democrazia, che sarà il Cavaliere del lavoro Silvio Berlusconi il prossimo candidato del centrodestra moderato di ispirazione cattolico-liberale alla presidenza del consiglio dei ministri: l’Italia è così finalmente pronta per le oramai imminenti elezioni politiche, con il nuovo che avanza sempre di più!

Ma non è solo in Italia che si vota, anzi! Domani, mercoledì 19 dicembre 2012, è infatti il giorno in cui i cittadini sudcoreani saranno chiamati alle urne per eleggere, come ogni cinque anni, il nuovo presidente della repubblica. Come in Italia, anche in Corea esiste la carica di Presidente del consiglio (o primo ministro che dir si voglia), ma chi detiene il potere è a tutti gli effetti il presidente della Repubblica, ergo le elezioni di domani sono quelle in cui il paese si gioca il suo destino per i prossimi cinque anni. E la tensione è alle stelle!!!!

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Ma vediamo un po’ chi sono i diretti interessati di questa tornata elettorale!

Yi Myŏngbak, una persona a modo

Innanzitutto, partiamo dal vecchio: il presidente in carica è Yi Myŏngbak, celebre sosia di Marylin Manson. Un uomo che, potremmo dire, s’è fatto da sé: entrato in politica relativamente tardi, ultracinquantenne, dopo una brillante carriera manageriale nel campo delle costruzioni, come presidente della Repubblica si è fatto un nome per le sue posizioni anticomuniste che hanno portato le relazioni con la Corea del Nord al livello peggiore degli ultimi vent’anni, per le sue idee filo-americane (amicissimo con Bush!) e una politica economica fortemente sbilanciata a favore delle grandi aziende (“meno tasse [per i ricchi]”!) che ha avuto come principale conseguenza un vertiginoso aumento del costo della vita, e altre amenità simili.

In Corea il presidente può restare in carica solo per un mandato, quindi benché la gente capra ignorante che c’è qui come in Italia sarebbe benissimo stata capace di rieleggerlo, niente, gli tocca andar a casa.

Ma insomma, questo è quel che c’è. E ora vediamo chi sarà, o vorrebbe essere! La corsa per la presidenza sarà una corsa a due, benché i candidati siano ufficialmente sei, e si giocherà sul filo dei numeri, con i candidati dei due principali partiti del paese che, negli ultimi sondaggi, erano praticamente appaiati al 48% dei consensi.

Il PDL Saenuri (Paese Nuovo), il principale partito di destra del paese, ha schierato una candidata d’eccezione: Pak Kŭnhye, zitella sessantenne, già sconfitta cinque anni fa alle primarie di quello che nel 2008 si chiamava ancora Forza Italia Hannaratang, o “Partito della Grande Nazione”, proprio dal succitato Yi Myŏngbak, nota soprattutto in quanto figlia di Pak Chŏnghŭi, il più duraturo dei dittatori militari della Corea del Sud oltre che unica ragione reale per la quale ora siamo qui a parlare di lei (dicevamo in apertura del nuovo che avanza, in Corea come in Italia!).

Donna brillante e capace, come dimostrato ad esempio dal fatto che, benché in campagna elettorale concordasse sempre in anticipo le domande delle interviste, non sia mai riuscita a rispondere una volta che fosse una senza leggere, talvolta incespicando, le risposte scritte (probabilmente da qualcuno del suo staff) che si era portata da casa. Abilissima nell’utilizzo della tecnica del “sono stata fraintesa!”, mi ha donato momenti di sincera allegria quando, durante il primo dei tre dibattiti elettorali televisivi, se ne è uscita ad un certo punto con la fulminante battuta “Non farò mai promesse che non posso mantenere!”

Alcuni commentatori hanno accolto con favore la sua candidatura, ‘ché “è la prima volta che una donna in Corea potrebbe seriamente diventare capo dello Stato”. Io però questo femminismo politico a tutti i costi non riesco proprio a capirlo, la cacca puzza sia che la facciano gli uomini sia che la facciano le donne, o no? E vabbé, Andiamo avanti!

 

Pak Kŭnhye mentre effettua un'importante chiamata istituzionale tenendo il telefono a testa in giù

Pak Kŭnhye mentre effettua un’importante chiamata istituzionale tenendo il telefono a testa in giù

Dall’altra parte della barricata, il PD presenta come già sapete Bersani, cioè no, il Partito Democratico Unito presenta Mun Chaein, un simpatico signore di mezza età dalla fortissima inflessione dialettale che, benché con una oramai lunga e importante carriera sociale e politica alle spalle, era stato inizialmente accolto dalla gente comune da un corale “Mun… chi?”. A ben pensarci, potevo anche lasciare scritto Bersani.

Mun Chaein, obiettivamente il candidato più bello

Mun sarà anche un soggetto di (relativamente) basso profilo, ma gli va dato atto che, almeno a sinistra, è riuscito a fare strage di avversari. Fino al 23 novembre, infatti, oltre alla Pak e a Mun, c’era un altro candidato “forte” con serie possibilità di vincere le elezioni: An Ch’ŏlsu, candidato indipendente considerato da molti l’alternativa alla “vecchia politica”, amato soprattutto dai giovani progressisti (esistono pure qua!). Il vero problema era che, vista l’obiettiva vicinanza delle sue idee a quelle di Mun, si era venuta a creare una situazione in cui, mentre i due si rubavano di fatto voti a vicenda, chi ci guadagnava era la sig.ra Pak.

Per un mesetto abbondante Mun e An hanno cercato di accordarsi e puntare così, in coppia, a superare la candidata del centrodestra. Soltanto che, per unificare le campagne elettorali, avrebbero per forza di cose dovuto scegliere chi dei due sarebbe stato il candidato definitivo, perché se da una parte la figura di An era in grado di attrarre, a differenza di Mun, il voto dei molti “delusi” dai grandi partiti (non sono pochi: si pensi che, se nel 1988 alle presidenziali aveva votato quasi il 90% degli aventi diritto, nel 2008 questi hanno di poco superato il 60%), essa avrebbe dall’altra parte portato all’anomalia di un principale partito di opposizione privo di un proprio candidato alla presidenza.

La gente era comunque abbastanza convinta che i due, in un modo o nell’altro, si sarebbero alla fine messi d’accordo, quando un bel giorno, all’improvviso, An ha ritirato la sua candidatura, lasciando così la strada spianata a Mun e mandando in crisi i suoi fan, che da allora stanno disperatamente cercando di farsi piacere l’uomo del PDU.

An Ch’ŏlsu triste

Poi, il 4 dicembre, si è svolto il primo dibattito televisivo tra i tre principali candidati. Ma aspetta! Il terzo incomodo, An, non si era tirato fuori dalla partita? Infatti: al dibattito ha partecipato, oltre agli scontati Pak e Mun, tale Yi Chŏnghŭi del Partito Progressista Unificato, che sinceramente non avevo minimamente idea di chi fosse, e in effetti nei sondaggi era data a circa l’1%. La signora Yi, quel giorno, ha esordito dichiarando “Mi candido solo per impedire a Pak Kŭnhye di diventare presidente”. Da lì è partita senza più fermarsi, dicendo della sua avversaria tutte le cose brutte che è giusto pensare ma che nessuno ha il coraggio di dire apertamente, sbugiardandola quando serviva, ammutolendola negli altri casi.

Da parte mia, è stato amore a prima vista, ma allo stesso tempo, mi son detto, questa rischia solo di fregare voti a Mun. E deve esserselo detta anche lei, visto che, ancora più improvvisamente di An, domenica scorsa ha ritirato, proprio all’ultimo, la sua candidatura (tanto quello che verosimilmente si proponeva, vale a dire svergognare il più possibile la Pak, l’ha fatto egregiamente) andando ad appoggiare quella di Mun.

Lee Chŏnghŭi, la mia candidata preferita

Ci sarebbero altri quattro candidati ancora in corsa, ma sono lì solo a far contorno quindi passo.

Manifesti elettorali in una strada di Seoul: così potete vedere anche gli altri quattro candidati

Manifesti elettorali in una strada di Seoul: così potete vedere anche gli altri quattro candidati

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E così domani si vota, dalle 6 alle 18. E vari partiti avevano richiesto di tenere i seggi aperti fino alle 10, così da permettere a più gente di esprimere la propria preferenza. Ma i sondaggi parlano chiaro: più gente va a votare, più le possibilità di vittoria del Saenuri di Pak Kŭnhye si assottigliano, e così il governo in carica ha rifiutato la proposta.

Ci sarebbe ancora da parlare di scandali, spionaggio, attacchi personali, voto dall’estero e via dicendo, ma lo spazio e il tempo sono tiranni: per il momento non ci resta che attendere i risultati delle elezioni, e se non mi muovo finisce che pubblico questo intervento a spoglio ultimato…

3 Risposte to “Si vota!”

  1. Tecnicamente qua è già mercoledì, ma visto che devo ancora andare a dormire facciamo finta che sia ancora ieri

  2. Voglio la puntata successiva.

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