Archive for the Musica Category

Buon Natale versione 2013!

Posted in Arte, Musica, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 dicembre 2013 by patatromb

Ué! Quanto tempo! Saranno trecento mesi che non aggiorno, colpevolmente, il blog! E nell’attesa che, con il nuovo anno, riesca a rimettermi in sesto, godetevi i miei auguri natalizi sia in versione visuale, con l’albero di natale più bello che abbiate mai visto, sia in versione sonora, con la più bella versione di Bianco Natale che abbiate mai sentito!

Buon Natale a tutti!

Buon Natale da parte mia e di tutti gli amici che decorano il mio albero di Natale 2013!

Buon Natale da parte mia e di tutti gli amici che decorano il mio albero di Natale 2013!

E dopo aver appagato gli occhi, tocca alle orecchie! YO!

Suggerimenti musicali

Posted in Arte, Musica, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 giugno 2013 by patatromb

Riceviamo e pubblichiamo:

 

È finalmente uscito il nuovo, esplosivo disco del Pino DJ: “Un anno col Pino Vol. 1 – Aprile/Maggio”, prima parte di una incredibile ESALOGIA che cambierà per sempre il mondo della musica leggera, pesante e chi più ne ha, più ne metta! Sessantuno trascinanti perle che dimostrano tutto il valore dell’artista Pino e che spingono a livelli impensabili il potenziale della tecnotrumpazza.

Un anno col Pino vol. 1

 
Corri subito a scaricarlo gratuitamente su http://pinodj.bandcamp.com/ e preparati a ballare, sudare e emozionarti con le tue nuove canzoni preferite!
YEAH!

Contiene i singoli “Non basta lavare il proprio corpo per poter dire di essere delle persone pulite” e “Mi sento soffocare”!

Capodanno+veglione=festazza!

Posted in Asia Orientale, corea, Musica, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 gennaio 2013 by patatromb

 

Auguri, auguri!

Forse non tutti se ne saranno accorti, ma la scorsa settimana era il primo gennaio: questo significa che era capodanno. Capodanno, a sua volta, significa veglione e veglione significa festa collettiva in piazza. Festa collettiva in piazza significa uscire di casa la sera del 31 dicembre, cercare la piazza dove la gente si raduna per divertirsi tantissimo, ballare saltare e cantare perché lo fanno tutti, alla mezzanotte meno 30 secondi dare il via a un fragoroso conto alla rovescia collettivo terminato il quale tutti si vogliono più bene di prima perché è iniziato l’anno nuovo e, infine, ripigliare a ballare saltare cantare finché ce n’è.

 

Se si va in centro a Seoul e si esce dalla fermata Chonggak della metro, ci si trova davanti al Posin’gak (普信閣). Chonggak significa “Padiglione della campana” e il Posin’gak è, guarda caso, un padiglione con una campana dentro[1].

Ma mica una campana qualsiasi, ‘ché – seppur con varie denominazioni e varie sedi nel corso dei secoli- in città c’è sempre stata, a partire quantomeno dal 1398, una campana la cui funzione originaria era quella di segnalare, al mattino, l’apertura delle porte della città e, alla sera, la loro chiusura; e appunto il Posin’gak sarebbe il padiglione che protegge questa storica campana, anche se a dirla tutta l’edificio attuale risale al 1979 mentre la campana al suo interno è stata forgiata nel 1985, quando quella storica del 1468[2] venne trasferita al Museo Nazionale.

Vista la dubbia utilità, nel XX secolo, di una campana suonata per segnalare l’apertura delle porte della città, peraltro non più in funzione, a partire dagli anni ’80 il Posin’gak è stato reinventato, tramite un interessante processo di “creazione di tradizione”, come monumento simbolo del Capodanno, con la sua campana che viene suonata trentatré volte allo scoccare della mezzanotte del primo gennaio per segnalare l’inizio dell’anno nuovo.

 

Quest’anno mi sono visto mio malgrado impossibilitato a festeggiare il capodanno nell’affascinante e vivace cornice di Piazza Vittoria a Gorizia e, dato che mi trovavo a Seoul, la mia scelta per il veglione è naturalmente caduta sul Posin’gak, dove ogni anno si radunano, pressate come salami, centinaia di miliardi di persone. Ed è solo per voi, miei amati lettori, che ho filmato il momento in cui, a Seoul, fu 2013!

 

L’affascinante Piazza Vittoria, vanto di Gorizia

 

I più attenti di voi avranno forse notato che nessuno ha stappato non dico del costoso spumante, ma neanche mezza bottiglia di birra Cass. In effetti una delle peculiarità del capodanno coreano è che, malgrado il paese sia il più alcolizzato che ci sia, non si brinda allo scoccare dell’anno nuovo. In compenso era pieno di scemi che, anziché festeggiare come si deve, hanno passato il loro tempo a fare filmini col cellulare: io, modestamente, sono uno di loro!

 

Ma, vi starete chiedendo,  il programma della serata in cosa consisteva? Essenzialmente in musica, tantissima musica! Vediamo un po’ chi si è esibito allietando e scaldando i nostri cuori congelati da temperature siberiane.

1- I diversi: l’onore di dare il via alle danze, alle 23 e 30, è toccato ai “Nonmiricordocomesichiamano”, un gruppo di cantanti “multiculturali”, vale a dire sette (?) stranieri (sei asiatiche e un russo) vestiti di bianco, raccolti non so bene dove e che hanno cantato con inspiegabile entusiasmo canzoni brutte in varie lingue: la prima e l’ultima canzone però erano in coreano, un po’ per rassicurare il pubblico, un po’ per dimostrare che sarà il coreano a unire il mondo intiero in un abbraccio di pace fraterna, e così sia![3]

2- I giovani: la “Big band dei ragazzini delle medie” (o qualcosa del genere), appunto dei ragazzini delle medie che suonavano gli strumenti a fiato.

3- I giovanissimi: il momento del “che carino”, ossia due bambini dell’asilo, un maschietto e una femminuccia, che hanno cantato un brano commovente.

 

L’intervallo – Dopo questa giovanissima, pregevole esibizione è arrivata la mezzanotte e, con essa, è toccato ai 33 rintocchi della campana. Non si sono però sentiti, erano coperti dal rumore proveniente dai megaschermi ai lati del padiglione, sui quali sono stati proiettati vari filmati di gente comune che faceva gli auguri di felice 2013. Finiti i rintocchi è ricominciata la musica, e che musica!

 

4- I vecchi: la big band dei sassofonisti ultrasessantenni, per fare da contraltare giovani e giovanissimi. Tra le altre cose ci hanno suonato “Rivers of Babylon”. Durante la loro esibizione la maggior parte delle persone se ne sono tornate a casa.

5- Il cantante di pop-opera: il tipico tenore basso, tarchiato, colla barba, ci ha deliziato con brani originalissimi (O sole mio, Nessun dorma e un brano inglese che non ho riconosciuto.)

6- La cantante famosa: i pochi sopravvissuti al tenore hanno assistito al pezzo forte della serata, la performance della celebre cantante In Suni (è così famosa che c’è persino una pagina della wikipedia italiana a lei dedicata!) Per strizzare l’occhio al pubblico giovane, l’attempata signora si è esibita, tra le varie cose, in un indimenticabile duetto rap con dei giovani rapper bellissimi™ sulla cui identità non posso esprimermi.

7- In gran finale, tutti assieme appassionatamente: dove tutti i maggiorenni esibitisi nel corso della serata sono saliti sul palco per cantare una versione modernizzata dell’Arirang.

All’una e mezza è tutto finito, io per fuggire al congelamento (ultimamente la temperatura media notturna a Seoul si aggira attorno ai -10°C) mi son magnato un panino al Lotteria e poi tutti a nanna!

 

Ah, dimenticavo: i notiziari e i quotidiani italiani raccontano ogni anno che ovunque nel mondo è brindisi e fuochi d’artificio. Per il brindisi abbiamo già visto, ma per i fuochi d’artificio?

 

 

P.S.: si dice che ovunque tu sia, a capodanno ti imbatterai sicuramente in degli italiani. È assolutamente vero. Quelli in cui mi sono imbattuto io li ho riconosciuti perché, nel momento del “che carino”, hanno effettivamente esclamato “che carino!”.


[1] Caro lettore fedele di questo blog, no: il “posin” del nome non è lo stesso “posin” della buona zuppa di carne di cane, i caratteri cinesi con cui le due parole sono scritte sono diversi, così come diverso è il loro significato.

[2] A sua volta creata in sostituzione di quella originale del 1398, andata fusa a causa di un incendio.

[3] Una volta ho assistito a una conferenza dove qualcuno è riuscito a proporre, con tono serio e convinto, di adottare il coreano come lingua internazionale all’ONU a posto dell’inglese e di altre lingue troppo difficili da imparare.

Natale! (vers. 2012)

Posted in Musica, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 dicembre 2012 by patatromb

E anche per quest’anno, buon Natale a tutti, evviva evviva!!

(fingendo che qua non sia già il 26 dicembre)

 

Dei bei sogni

Posted in Asia Orientale, Gite, Musica with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 luglio 2012 by patatromb

Qualche tempo fa ho fatto un sogno bellissimo che non ricordo assolutamente come iniziava, ma ad un certo punto c’erano i Sick Of It All in Corea per un verosimilissimo tour di cinque giorni e io una sera stavo a chiacchierare amenamente con il cantante, il bassista e una misteriosa ragazza coreana che a quanto pare era l’organizzatrice dei concerti questione. In realtà parlavamo io e il cantante, mentre gli altri due erano muti come una tomba, per quel che mi ricordo.

Io nel 2011 col chitarrista dei Sick Of It All, che nel sogno non c’era.

Come che sia, stavamo andando da qualche parte, o forse eravamo in fuga, a bordo un treno che costeggiava una montagna. Ahinoi, non tutti i dettagli del sogno bellissimo si sono impressi indelebilmente nella mia memoria e dunque le ragioni e la meta del nostro viaggio rimarranno per sempre ignote; ma almeno rimembro con cristallina precisione che, alla mia domanda “dove suonate domani?” il bel cantante somigliante al fidanzato di mia sorella rispondeva qualcosa tipo “ancora non lo sappiamo, però stanotte dormiamo in un campeggio” e a me pareva una risposta più che convincente. Ad un certo punto mi diceva anche che per loro (inteso come “Sick Of It All” in senso collettivo) non esistono cose impossibili, e io gli credevo.

Qualche istante dopo, mentre il nostro veloce motoscafo fendeva le onde di un non meglio precisato specchio d’acqua, il cantante, sapendo che sono italiano, mi chiedeva se sono mai stato a Venezia, al che io coglievo la palla al balzo per farmelo amico rivelandogli che non solo ci sono stato, ma ci ho addirittura vissuto per parecchi anni, quindi se mai dovessero capitare da quelle parti sanno a chi rivolgersi. Spero di avergli lasciato il mio contatto.

Poi ci siamo divisi in due gruppi, io con il bassista da una parte e il cantante con la fanciulla misteriosa dall’altra, salendo a bordo di due cosi tipo tappeti volanti che planavano leggeri e veloci nel cielo notturno. Ricordo che era molto divertente, ma ad un certo punto il mio preziosissimo berretto da baseball, che non ho mai posseduto o indossato in vita mia poiché detesto i berretti più di ogni altra cosa ma nel sogno mi era assai caro, mi volava via a causa dell’elevata velocità con cui ci spostavamo. Un atletico gesto del bassista, congiunto a una manovra acrobatica del coso planante mi permetteva fortunatamente di recuperare il prezioso oggetto, facendomi tornare il sorriso. Grazie, Craig, non dimenticherò quello che hai fatto per me!

Pochi istanti dopo gli altri due ci avvertivano che anche il cantante aveva perso qualcosa di importante, così io e il bassista ci separavamo perché lui fletteva i muscoli si lanciava nel vuoto per recuperare la cosa.

Quel giorno era scoppiata la riva

Vola che ti vola, arrivavo infine alla casa della mia padrona di casa a Venezia, potete vederla nella foto qui sopra (è l’edificio con le tre porticine) ma dovete sapere che stando al mio sogno essa è un maniero gotico alto almeno una trentina di metri, ergo il miglior luogo ove atterrare. Approcciavo il piano più alto dell’edifico con una pregevole manovra circolare che mi permetteva di osservare all’interno dell’edificio, che vi ho riprodotto nello schema qua sotto, così non perdo tempo a descriverlo.

Per il disegno tecnico, non c’è programma migliore di paint

Benché fossimo in pieno giorno, la Signora stava dormendo nella sua stanza, che vedete indicata dalla lettera A. Io, conscio che farmi scoprire in casa dalla signora avrebbe comportato la mia fine, decidevo di atterrare in C, un vano vuoto con una porta apparentemente sbarrata dall’interno, dalla quale in un modo o nell’altro, lo sapevo, sarei arrivato all’uscita e, dunque, alla salvezza. Per i curiosoni, B è un corridoio in cui si  trovano un comodino con del the poggiato sopra e una finestra aperta sulla stanza colla porta sbarrata.

Riuscivo ad atterrare perfettamente, purtroppo controllando se era possibile aprire la porta sbarrata facevo un gran fracasso che svegliava la Signora, la quale iniziava a girare per la casa cercando la fonte di tale rumore dirigendosi proprio verso il luogo in cui mi trovavo io. Terrorizzato, mi nascondevo nell’angolo dietro la porta sperando di non essere scoperto e a quel punto mi sono svegliato tutto sudato, col cuore a mille e colla vescica gonfissima che erano le sei del mattino e avevo dormito sì e no tre orette scarse.

Grazie al cielo in quei momenti di terrore puro ho trovato la forza e la lucidità di buttare giù qualche appunto riguardante il sogno, poi ho fatto la pipì e ho cercato di riprendere sonno; quando mi sono risvegliato un paio d’ore dopo, ovviamente, non ricordavo più niente. Rileggendo i miei appunti ho però realizzato che, negli ultimi tempi, mi stavo strapazzando un po’ troppo e che sarebbe stato meglio iniziare a condurre una vita un po’ più regolare. Cosa che ho anche fatto, così a posto dei Sick Of It All ho iniziato a sognare la mia fidanzatina che mi implora piagnucolosa di comprarle un Big Mac e, sinceramente, non so se ci abbia guadagnato o meno.

Un documento esclusivo: gli appunti manoscritti sui quali il presente intervento è basato

Ogne scarrafone è bello a mamma soja

Posted in Arte, Asia Orientale, corea, Musica, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , on 8 novembre 2011 by patatromb

Il sottoscritto di fronte al ritratto della kisaeng Ch'oe Yŏn-hong (1785-1846) e del suo stupendo pargolo

[Ch’ae Yong-sin, Ritratto di Ch’oe Yŏn-hong, 1914, Museo Nazionale, Seoul. Stupisce quanto il soggetto di un ritratto ideale possa risultare tanto sgradevole alla vista]

—-

P.S.

Rock 'n' Roll!

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Posted in Musica, Pubblica utilità on 4 agosto 2011 by patatromb

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