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Capodanno+veglione=festazza!

Posted in Asia Orientale, corea, Musica, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 gennaio 2013 by patatromb

 

Auguri, auguri!

Forse non tutti se ne saranno accorti, ma la scorsa settimana era il primo gennaio: questo significa che era capodanno. Capodanno, a sua volta, significa veglione e veglione significa festa collettiva in piazza. Festa collettiva in piazza significa uscire di casa la sera del 31 dicembre, cercare la piazza dove la gente si raduna per divertirsi tantissimo, ballare saltare e cantare perché lo fanno tutti, alla mezzanotte meno 30 secondi dare il via a un fragoroso conto alla rovescia collettivo terminato il quale tutti si vogliono più bene di prima perché è iniziato l’anno nuovo e, infine, ripigliare a ballare saltare cantare finché ce n’è.

 

Se si va in centro a Seoul e si esce dalla fermata Chonggak della metro, ci si trova davanti al Posin’gak (普信閣). Chonggak significa “Padiglione della campana” e il Posin’gak è, guarda caso, un padiglione con una campana dentro[1].

Ma mica una campana qualsiasi, ‘ché – seppur con varie denominazioni e varie sedi nel corso dei secoli- in città c’è sempre stata, a partire quantomeno dal 1398, una campana la cui funzione originaria era quella di segnalare, al mattino, l’apertura delle porte della città e, alla sera, la loro chiusura; e appunto il Posin’gak sarebbe il padiglione che protegge questa storica campana, anche se a dirla tutta l’edificio attuale risale al 1979 mentre la campana al suo interno è stata forgiata nel 1985, quando quella storica del 1468[2] venne trasferita al Museo Nazionale.

Vista la dubbia utilità, nel XX secolo, di una campana suonata per segnalare l’apertura delle porte della città, peraltro non più in funzione, a partire dagli anni ’80 il Posin’gak è stato reinventato, tramite un interessante processo di “creazione di tradizione”, come monumento simbolo del Capodanno, con la sua campana che viene suonata trentatré volte allo scoccare della mezzanotte del primo gennaio per segnalare l’inizio dell’anno nuovo.

 

Quest’anno mi sono visto mio malgrado impossibilitato a festeggiare il capodanno nell’affascinante e vivace cornice di Piazza Vittoria a Gorizia e, dato che mi trovavo a Seoul, la mia scelta per il veglione è naturalmente caduta sul Posin’gak, dove ogni anno si radunano, pressate come salami, centinaia di miliardi di persone. Ed è solo per voi, miei amati lettori, che ho filmato il momento in cui, a Seoul, fu 2013!

 

L’affascinante Piazza Vittoria, vanto di Gorizia

 

I più attenti di voi avranno forse notato che nessuno ha stappato non dico del costoso spumante, ma neanche mezza bottiglia di birra Cass. In effetti una delle peculiarità del capodanno coreano è che, malgrado il paese sia il più alcolizzato che ci sia, non si brinda allo scoccare dell’anno nuovo. In compenso era pieno di scemi che, anziché festeggiare come si deve, hanno passato il loro tempo a fare filmini col cellulare: io, modestamente, sono uno di loro!

 

Ma, vi starete chiedendo,  il programma della serata in cosa consisteva? Essenzialmente in musica, tantissima musica! Vediamo un po’ chi si è esibito allietando e scaldando i nostri cuori congelati da temperature siberiane.

1- I diversi: l’onore di dare il via alle danze, alle 23 e 30, è toccato ai “Nonmiricordocomesichiamano”, un gruppo di cantanti “multiculturali”, vale a dire sette (?) stranieri (sei asiatiche e un russo) vestiti di bianco, raccolti non so bene dove e che hanno cantato con inspiegabile entusiasmo canzoni brutte in varie lingue: la prima e l’ultima canzone però erano in coreano, un po’ per rassicurare il pubblico, un po’ per dimostrare che sarà il coreano a unire il mondo intiero in un abbraccio di pace fraterna, e così sia![3]

2- I giovani: la “Big band dei ragazzini delle medie” (o qualcosa del genere), appunto dei ragazzini delle medie che suonavano gli strumenti a fiato.

3- I giovanissimi: il momento del “che carino”, ossia due bambini dell’asilo, un maschietto e una femminuccia, che hanno cantato un brano commovente.

 

L’intervallo – Dopo questa giovanissima, pregevole esibizione è arrivata la mezzanotte e, con essa, è toccato ai 33 rintocchi della campana. Non si sono però sentiti, erano coperti dal rumore proveniente dai megaschermi ai lati del padiglione, sui quali sono stati proiettati vari filmati di gente comune che faceva gli auguri di felice 2013. Finiti i rintocchi è ricominciata la musica, e che musica!

 

4- I vecchi: la big band dei sassofonisti ultrasessantenni, per fare da contraltare giovani e giovanissimi. Tra le altre cose ci hanno suonato “Rivers of Babylon”. Durante la loro esibizione la maggior parte delle persone se ne sono tornate a casa.

5- Il cantante di pop-opera: il tipico tenore basso, tarchiato, colla barba, ci ha deliziato con brani originalissimi (O sole mio, Nessun dorma e un brano inglese che non ho riconosciuto.)

6- La cantante famosa: i pochi sopravvissuti al tenore hanno assistito al pezzo forte della serata, la performance della celebre cantante In Suni (è così famosa che c’è persino una pagina della wikipedia italiana a lei dedicata!) Per strizzare l’occhio al pubblico giovane, l’attempata signora si è esibita, tra le varie cose, in un indimenticabile duetto rap con dei giovani rapper bellissimi™ sulla cui identità non posso esprimermi.

7- In gran finale, tutti assieme appassionatamente: dove tutti i maggiorenni esibitisi nel corso della serata sono saliti sul palco per cantare una versione modernizzata dell’Arirang.

All’una e mezza è tutto finito, io per fuggire al congelamento (ultimamente la temperatura media notturna a Seoul si aggira attorno ai -10°C) mi son magnato un panino al Lotteria e poi tutti a nanna!

 

Ah, dimenticavo: i notiziari e i quotidiani italiani raccontano ogni anno che ovunque nel mondo è brindisi e fuochi d’artificio. Per il brindisi abbiamo già visto, ma per i fuochi d’artificio?

 

 

P.S.: si dice che ovunque tu sia, a capodanno ti imbatterai sicuramente in degli italiani. È assolutamente vero. Quelli in cui mi sono imbattuto io li ho riconosciuti perché, nel momento del “che carino”, hanno effettivamente esclamato “che carino!”.


[1] Caro lettore fedele di questo blog, no: il “posin” del nome non è lo stesso “posin” della buona zuppa di carne di cane, i caratteri cinesi con cui le due parole sono scritte sono diversi, così come diverso è il loro significato.

[2] A sua volta creata in sostituzione di quella originale del 1398, andata fusa a causa di un incendio.

[3] Una volta ho assistito a una conferenza dove qualcuno è riuscito a proporre, con tono serio e convinto, di adottare il coreano come lingua internazionale all’ONU a posto dell’inglese e di altre lingue troppo difficili da imparare.

Delizie coreane: bosintang!

Posted in corea, Delizie coreane, Wisdom with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 marzo 2012 by patatromb

I coreani mangiano i cani!!” E anche io, essendosene presentata l’occasione, questa sera ho provato il bosintang (보신탕 補身湯, ossia “la zuppa che rinvigorisce il corpo”).

 

Bosintang, la zuppa che ti invigorisce!

 

Il piatto consiste in una zuppa piuttosto densa, preparata con erba cipollina, cipolla, tutta una serie di verdure che in Europa non esistono (e che se anche ne scrivessi il nome scientifico al la maggior parte dei lettori direbbero ben poco quindi mi risparmio la fatica della ricerca), mille saporite spezie e, naturalmente, i sottili blocchetti di carne (che è un po’ fibrosa ma soprattutto sorprendentemente magra), l’ingrediente principale della pietanza. Questi blocchetti sottili possono essere consumati o assieme alle verdure e al brodo della zuppa o separatamente: in questo caso vanno inzuppati in una salsetta a base di spezie miste (pepe, pasta di peperoncino e via dicendo) e il buon olio di sesamo, uno dei condimenti più buoni del creato.

La salsa con l'olio di sesamo (ammetto che la foto non è delle migliori)

 

Il tutto, dato che verdure e spezie usate per preparare il brodo sono le stesse, ricorda parecchio lo haejangguk, il buon piatto per iniziare bene la giornata di cui avevo scritto a dovere tanto, tanto tempo fa; solo che a differenza dello haejangguk il bosintang ha dalla sua un sapore decisamente più delicato, ‘ché la carne di cane ha un gusto sì piacevole, ma piuttosto “leggero” essendo molto magra. Riguardo al sapore della carne (la zuppa in sé ha il classico gusto delle zuppe piccanti coreane), questo ricorda vagamente quella di agnello, pur essendo decisamente più delicata.

Dicono che il bosintang sia altamente digeribile ma non posso sbilanciarmi su questo punto dato che il mio apparato digerente è più simile a quello di un gabbiano che a quello dei comuni esseri umani e quello che mi entra in bocca lo brucio senza particolari problemi. Dicono pure che per essere apprezzato al meglio vada mangiato quando ad agosto fa caldissimo e non mi sbilancio nemmeno su questo, però non sono del tutto persuaso che un europeo medio riuscirebbe a ingerire con leggerezza una zuppa di carne piccante e bollente quando fuori la temperatura va per i 35°C e l’umidità si aggira attorno al 75%. In ogni caso devo ammettere che il piatto è buono, e tanto vi basti.

 

(. )( .)

Ah, sì, avevo iniziato con la famosa frase “I coreani mangiano i cani”, tipicamente utilizzata con orrore e/o con tono dispregiativo (nei confronti dei coreani) da gente che probabilmente si mangia con gioia agnelli, conigli e vitelli (tutte carni peraltro molto buone) e che, immagino, si figura loschi figuri dallo sguardo torvo che godono perversamente a squartare innocenti pastori tedeschi e graziosi cuccioli di dalmata (aspetta, questa è un’altra storia!).

Che “i coreani tutti” consumino effettivamente carne di cane è in realtà tutto da dimostrare. Delle tre persone assieme alle quali sono stato al ristorante questa sera due erano coreane e proprio loro non hanno nemmeno preso in considerazione l’idea di ordinare né tantomeno quella di assaggiare il bosintang, optando per un più comune samgyetang, (il buon brodo col pollo intero ripieno di riso e ginseng meglio noto con il nome di “minestra mission impossible” poiché smontare un pollo con il solo ausilio delle bacchette e di un cucchiaio è un’impresa raramente coronata da successo). Io stesso l’ho assaggiata per la prima volta dopo oltre tre anni e mezzo passati in Corea perché, semplicemente, nessun mio conoscente aveva voglia di andare a mangiarla.

Samgyetang, porzione singola da 10.000 won

 

Il fatto è che, a forza di sentirsi dire “magnare la carne di cane è il MALE!” dagli stranieri, anche i coreani se ne sono convinti, al punto che trovare qualcuno che la consumi con regolarità è una rarità, e i più non l’hanno mai provata. In compenso i piatti a base di pollo (fritto, bollito o stufato che sia!) vanno per la maggiore e nella sola città di Ch’unch’ŏn (patria del tak kalbi) vengono macellati attorno ai 120000 polli ogni giorno, però gli allevamenti intensivi in stile campo di concentramento ci sono anche in Europa e nelle Americhe e quindi vanno benissimo!

Due uomini-pollo fritti. Un giorno, forse, vi parlerò del pollo fritto coreano

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