Archivio per Seoul

Amsa-dong: reperti archeologici e casette ricostruite

Posted in Arte, Asia Orientale, corea, Gite, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 giugno 2013 by patatromb

Il 16 giugno 2013 sono andato al parco archeologico di Amsa-dong (tong) a Seoul, che è dove ci sono i resti di vari accampamenti del periodo neolitico, e ho girato un pregevole filmino che vado ora a sottoporvi.

Prima, però, una piccola introduzione, così capite di cosa stiamo parlando.

Il parco si trova, chi l’avrebbe mai detto, nel quartiere di Amsa-dong, sul confine orientale della città a due passi dalla riva meridionale del fiume Han, e sorge lì ove una volta tanti, tanti anni fa i coreani della preistoria vivevano felicemente nelle loro rudimentali casette di legno e paglia. Il sito venne fortuitamente scoperto nel 1925, quando un acquazzone di quelli che ci sono da queste parti[1] portò via tanta di quella terra da riportare in superficie diversi antichi strati di terreno (risalenti a un periodo che va dal 4400 al 1500 a.C. circa) con dei grossi buchi tondi in mezzo, del diametro di circa 5/6 metri l’uno. Detti buchi (finora ne sono stati scoperti una trentina) sono in realtà le fosse che fungevano da “base” delle abitazioni delle popolazioni neolitiche locali e, comprensibilmente, numerosi manufatti (in particolare vasellame e strumenti in pietra) sono stati ritrovati un po’ ovunque nell’area.

Il parco, a cui si può accedere previo pagamento di biglietto d’ingresso di 500 won, è dotato di diverse attrazioni, tra le quali le più importanti sono un gruppo di nove abitazioni neolitiche ricostruite nella loro forma “originale” così come ipotizzata degli studiosi e la sala esposizioni, divisa in due ali separate, in cui sono troviamo numerosi reperti disseppelliti in loco, alcuni simpaticissimi diorami, una serie di quei già citati “buchi” e tanti, tanti marmocchi fracassoni.

Ma ora bando alle ciance e vediamo un po’ ‘sto filmino!

 

Nel filmato si vedono, nell’ordine, l’ingresso del parco coi vecchi coreani che ascoltano musica per vecchi coreani, la strada che porta alle ricostruzioni delle abitazioni neolitiche, le ricostruzioni delle abitazioni neolitiche, l’interno di una delle ricostruzioni delle abitazioni neolitiche con tanto di ricostruzione di un’allegra famigliola neolitica, un’allegra famigliola contemporanea che mi viene incontro, l’ala A della sala esposizioni, i bambini rumorosi al suo interno e, per finire, un ultimo scorcio dell'”area sperimentale”, dove in teoria i bimbi possono provare a vivere come i primitivi ma in realtà c’erano solo altre ricostruzioni di abitazioni neolitiche, qualche manichino variopinto e tanto, tanto caldo.

Oltre a girare il filmino, ho anche scattato delle fotografie, diamo un’occhiata veloce pure a quelle così poi possiamo tornare a fare qualcosa di utile.

La fermata della metro Amsa, dove dovete scendere per visitare il parco. Se vi piacciono gli hamburger, potete mangiare al Burger King lì davanti, ma non è necessario

La fermata della metro Amsa, dove dovete scendere per visitare il parco. Se vi piacciono gli hamburger, potete mangiare al Burger King lì davanti, ma non è obbligatorio.

I classici palazzoni coreani lungo la strada verso il parco

I classici palazzoni coreani lungo la strada verso il parco

La biglietteria! In realtà nessuno controlla i biglietti all'ingresso, quindi se siete dei balordi senza vergogna potreste provare a entrare senza pagare.

La biglietteria! In realtà nessuno controlla i biglietti all’ingresso, quindi se siete dei balordi senza vergogna potreste provare a entrare senza pagare.

Casette, le stesse che avete già visto nel filmino.

Casette, le stesse che avete già visto nel filmino.

In Corea hanno la mania dei timbrini turistici e, prevedibilmente, ci sono anche qua.

In Corea hanno la mania dei timbrini turistici e, prevedibilmente, ci sono anche qua.

Dentro alla sala esposizioni, ala A

Dentro alla sala esposizioni, ala A

Cosi per fare il fuoco

Cosi per fare il fuoco

Cosi per pescare i pesci (balene, a giudicare dalle dimensioni)

Cosi per pescare i pesci (balene, a giudicare dalle dimensioni)

Cosi per infilarci dentro la roba

Cosi per infilarci dentro la roba

Per capire come si seppellivano i morti all'epoca.

Per capire come si seppellivano i morti all’epoca.

Per far vedere come coltivavano la terra (notate lo scansafatiche stravaccato per terra)

Per far vedere come coltivavano la terra (notate lo scansafatiche stravaccato per terra)

Per far capire come pescavano

Per far capire come pescavano

Immagini in 3D dall'incredibile realismo.

Immagini in 3D dall’incredibile realismo. Si notino in particolare le pose plastiche dei primitivi cacciatori e dei cervi qui ritratti.

Io e un signore coreano addormentato in una posa particolarmente virile.

Io e un signore coreano addormentato in una posa particolarmente virile.

Un simpatico cinghiale impalato. Non preoccupatevi, è solo un modellino!

Un simpatico cinghiale impalato. Non preoccupatevi, è solo un modellino!

Una rivelazione incredibile! Nella Corea del Neolitico gli pterodattili non erano ancora estinti!

Una rivelazione incredibile! Nella Corea del Neolitico gli pterodattili non erano ancora estinti!

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Se mai voleste passare da queste parti, pigliate la metropolitana e scendete alla fermata Amsa-dong della linea 8[2] e da lì o vi fate una passeggiatona di venti minuti partendo dall’uscita quattro (sempre dritti!) oppure se siete furbi prendete il tassì o il bus (il numero 02) giusto davanti all’uscita 1, così arrivate a destinazione belli freschi che quando come domenica scorsa a Seoul fa caldo camminare per più di cinque minuti non è cosa, a meno che non amiate le ascelle pezzate.

***


[1]In realtà si è trattato di una serie di alluvioni susseguitesi tra il luglio e il settembre del 1925, note con il nome collettivo di Grande alluvione dell’anno Ŭlch’uk (乙丑年大洪水).

[2]Tecnicamente non è una fermata, bensì il capolinea, ma questi sono solo dettagli insignificanti.

Chŏngwŏl Taeborŭm

Posted in Arte, Asia Orientale, corea, Gite, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 febbraio 2013 by patatromb

C’è, in questo blog, un intervento del 2009 intitolato “Capodanno” il cui soggetto è il capodanno lunare, una delle principali festività coreane.

C’è, sempre in questo blog, un altro intervento, stavolta del 2012, dal titolo “Sŏllal 2012”, il cui soggetto è nuovamente il capodanno lunare, che dice praticamente le stesse cose di “Capodanno” ma che però è arricchito da alcune memorabili foto del sottoscritto.

Purtroppo per voi quest’anno, nei giorni in cui cadevano i festeggiamenti per l’inizio dell’anno del serpente, mi trovavo in Italia, ragion per cui non ho potuto riscrivere per l’ennesima volta la solita solfa sui coreani che nei giorni di festa si premono come sardine nei treni e nelle corriere per tornare a casa due giorni e bla bla bla quelle robe lì. Sarà per il prossimo Chusŏk.

 (. )( .)

Fortunatamente per voi, tuttavia, sono tornato a Seoul giusto in tempo per assistere alle celebrazioni del (Chŏngwŏl) Taeborŭm, la tradizionale festa per la prima luna piena dell’anno! Un dettaglio del Sŏllal che finora mi era sempre sfuggito è che esso coincide invariabilmente con un giorno di luna nuova: se ne evince pertanto che il Taeborŭm, in quanto giorno di luna piena, cade invariabilmente due settimane dopo il Sŏllal. Dato che il 2013 lunare ha avuto inizio il 10 febbraio, è dunque semplice calcolare che il giorno in cui si è celebrato il Taeborŭm è il 24 dello stesso mese, i.e. domenica scorsa.

Verso la festa!

Verso la festa!

 

Venuto a sapere della cosa domenica ho pertanto fatto la migliore delle cose possibili, vale a dire andare a godermi la festa presso il Namsan hanok maŭl, il villaggio folkloristico nel cuore di Seoul di cui, prometto, parlerò dettagliatamente in uno dei miei prossimi post, ed è una di quelle promesse tipo che è da un anno e mezzo che devo pubblicare l’ultima parte del mio diario di viaggio in Giappone (2011).

Alcuni coreani in attesa che inizi lo spettacolo

Alcuni coreani in attesa che inizi lo spettacolo

Bimbi e corde, per giocare!

Bimbi e corde, un’alchimia perfetta!

 

Ma insomma, cosa si è fatto in quel di Seoul per festeggiare la prima luna nuova dell’anno? Si è ballato, si è cantato, si son fatti tanti giochi divertenti, si son spaccate le noci (un must: al banchetto per spaccare i deliziosi e durissimi frutti secchi c’era una fila da far invidia al Kansong) e soprattutto, al culmine dell’evento, è stato dato fuoco a un grosso pignarul[1] affinché si portasse via tutte le robe dell’anno passato.

Gente che canta!

Gente che canta!

Gente che suona e che balla

Gente che suona e che balla

Gente che spegne pignarul

Gente che spegne pignarul

 

Ecco, in questa sede avrei voluto parlarvi diffusamente di tutte queste straordinarie attività: delle voci da usignolo delle tre cantanti di p’ansori, dei leggiadri passi di danza dei suonatori di samul nori, di come, fedelmente alla proverbiale fretta dei coreani, il pignarul è stato spento a forza dai pompieri dopo non più di sette minuti dalla sua accensione; tuttavia, nell’istante in cui il Signore degli Aquiloni si è manifestato in tutta la sua maestosa bellezza, tutto il resto ha perso di interesse, quasi svanendo dal mio campo visivo: d’altronde, Lui era di fronte a me.

Il suo elegante caschetto, le sue irresistibili natiche sode e rotonde, il suo sobrio e signorile marsupio giallo, la sua voce persuasiva e melodiosa, i suoi ineguagliabili aquiloni, il suadente fascino virile di chi, con un semplice sorriso, sa di poter ottenere tutto ciò che desidera: sono solo alcuni degli innumerevoli elementi che hanno contribuito a fare di Lui il protagonista indiscusso della giornata, ma che dico!, dell’anno intero!

Ogni altra parola a riguardo sarebbe però superflua, ‘ché il linguaggio umano non può esprimere adeguatamente la natura del Signore degli Aquiloni: per questo, dunque, lascerò che siano le immagini a parlare per me, dandovi appuntamento alla prossima volta, se mai riuscirò a riprendermi dalla Visione.

Il Signore degli Aquiloni

Il Signore degli Aquiloni

Fascino, eleganza, regalità

Fascino, eleganza, regalità

L'apice dell'umanità

L’apice dell’umanità

 

 (. )( .)

P.S. Nel frattempo, mentre ieri in Italia procedeva lo sfoglio delle schede elettorali e sui social network la gente stava a lagnarsi perché è tornato Berlusconi o a vantarsi di aver votato Grillo, in Corea del Sud si insediava finalmente il nuovo Capo dello Stato:

Mrs. President!


[1] Termine che, analogamente al “piastrare” da me menzionato molti interventi or sono, fa riferimento alle belle tradizioni del Nord-est italiano: per informazioni, cercate su google.

Capodanno+veglione=festazza!

Posted in Asia Orientale, corea, Musica, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 gennaio 2013 by patatromb

 

Auguri, auguri!

Forse non tutti se ne saranno accorti, ma la scorsa settimana era il primo gennaio: questo significa che era capodanno. Capodanno, a sua volta, significa veglione e veglione significa festa collettiva in piazza. Festa collettiva in piazza significa uscire di casa la sera del 31 dicembre, cercare la piazza dove la gente si raduna per divertirsi tantissimo, ballare saltare e cantare perché lo fanno tutti, alla mezzanotte meno 30 secondi dare il via a un fragoroso conto alla rovescia collettivo terminato il quale tutti si vogliono più bene di prima perché è iniziato l’anno nuovo e, infine, ripigliare a ballare saltare cantare finché ce n’è.

 

Se si va in centro a Seoul e si esce dalla fermata Chonggak della metro, ci si trova davanti al Posin’gak (普信閣). Chonggak significa “Padiglione della campana” e il Posin’gak è, guarda caso, un padiglione con una campana dentro[1].

Ma mica una campana qualsiasi, ‘ché – seppur con varie denominazioni e varie sedi nel corso dei secoli- in città c’è sempre stata, a partire quantomeno dal 1398, una campana la cui funzione originaria era quella di segnalare, al mattino, l’apertura delle porte della città e, alla sera, la loro chiusura; e appunto il Posin’gak sarebbe il padiglione che protegge questa storica campana, anche se a dirla tutta l’edificio attuale risale al 1979 mentre la campana al suo interno è stata forgiata nel 1985, quando quella storica del 1468[2] venne trasferita al Museo Nazionale.

Vista la dubbia utilità, nel XX secolo, di una campana suonata per segnalare l’apertura delle porte della città, peraltro non più in funzione, a partire dagli anni ’80 il Posin’gak è stato reinventato, tramite un interessante processo di “creazione di tradizione”, come monumento simbolo del Capodanno, con la sua campana che viene suonata trentatré volte allo scoccare della mezzanotte del primo gennaio per segnalare l’inizio dell’anno nuovo.

 

Quest’anno mi sono visto mio malgrado impossibilitato a festeggiare il capodanno nell’affascinante e vivace cornice di Piazza Vittoria a Gorizia e, dato che mi trovavo a Seoul, la mia scelta per il veglione è naturalmente caduta sul Posin’gak, dove ogni anno si radunano, pressate come salami, centinaia di miliardi di persone. Ed è solo per voi, miei amati lettori, che ho filmato il momento in cui, a Seoul, fu 2013!

 

L’affascinante Piazza Vittoria, vanto di Gorizia

 

I più attenti di voi avranno forse notato che nessuno ha stappato non dico del costoso spumante, ma neanche mezza bottiglia di birra Cass. In effetti una delle peculiarità del capodanno coreano è che, malgrado il paese sia il più alcolizzato che ci sia, non si brinda allo scoccare dell’anno nuovo. In compenso era pieno di scemi che, anziché festeggiare come si deve, hanno passato il loro tempo a fare filmini col cellulare: io, modestamente, sono uno di loro!

 

Ma, vi starete chiedendo,  il programma della serata in cosa consisteva? Essenzialmente in musica, tantissima musica! Vediamo un po’ chi si è esibito allietando e scaldando i nostri cuori congelati da temperature siberiane.

1- I diversi: l’onore di dare il via alle danze, alle 23 e 30, è toccato ai “Nonmiricordocomesichiamano”, un gruppo di cantanti “multiculturali”, vale a dire sette (?) stranieri (sei asiatiche e un russo) vestiti di bianco, raccolti non so bene dove e che hanno cantato con inspiegabile entusiasmo canzoni brutte in varie lingue: la prima e l’ultima canzone però erano in coreano, un po’ per rassicurare il pubblico, un po’ per dimostrare che sarà il coreano a unire il mondo intiero in un abbraccio di pace fraterna, e così sia![3]

2- I giovani: la “Big band dei ragazzini delle medie” (o qualcosa del genere), appunto dei ragazzini delle medie che suonavano gli strumenti a fiato.

3- I giovanissimi: il momento del “che carino”, ossia due bambini dell’asilo, un maschietto e una femminuccia, che hanno cantato un brano commovente.

 

L’intervallo – Dopo questa giovanissima, pregevole esibizione è arrivata la mezzanotte e, con essa, è toccato ai 33 rintocchi della campana. Non si sono però sentiti, erano coperti dal rumore proveniente dai megaschermi ai lati del padiglione, sui quali sono stati proiettati vari filmati di gente comune che faceva gli auguri di felice 2013. Finiti i rintocchi è ricominciata la musica, e che musica!

 

4- I vecchi: la big band dei sassofonisti ultrasessantenni, per fare da contraltare giovani e giovanissimi. Tra le altre cose ci hanno suonato “Rivers of Babylon”. Durante la loro esibizione la maggior parte delle persone se ne sono tornate a casa.

5- Il cantante di pop-opera: il tipico tenore basso, tarchiato, colla barba, ci ha deliziato con brani originalissimi (O sole mio, Nessun dorma e un brano inglese che non ho riconosciuto.)

6- La cantante famosa: i pochi sopravvissuti al tenore hanno assistito al pezzo forte della serata, la performance della celebre cantante In Suni (è così famosa che c’è persino una pagina della wikipedia italiana a lei dedicata!) Per strizzare l’occhio al pubblico giovane, l’attempata signora si è esibita, tra le varie cose, in un indimenticabile duetto rap con dei giovani rapper bellissimi™ sulla cui identità non posso esprimermi.

7- In gran finale, tutti assieme appassionatamente: dove tutti i maggiorenni esibitisi nel corso della serata sono saliti sul palco per cantare una versione modernizzata dell’Arirang.

All’una e mezza è tutto finito, io per fuggire al congelamento (ultimamente la temperatura media notturna a Seoul si aggira attorno ai -10°C) mi son magnato un panino al Lotteria e poi tutti a nanna!

 

Ah, dimenticavo: i notiziari e i quotidiani italiani raccontano ogni anno che ovunque nel mondo è brindisi e fuochi d’artificio. Per il brindisi abbiamo già visto, ma per i fuochi d’artificio?

 

 

P.S.: si dice che ovunque tu sia, a capodanno ti imbatterai sicuramente in degli italiani. È assolutamente vero. Quelli in cui mi sono imbattuto io li ho riconosciuti perché, nel momento del “che carino”, hanno effettivamente esclamato “che carino!”.


[1] Caro lettore fedele di questo blog, no: il “posin” del nome non è lo stesso “posin” della buona zuppa di carne di cane, i caratteri cinesi con cui le due parole sono scritte sono diversi, così come diverso è il loro significato.

[2] A sua volta creata in sostituzione di quella originale del 1398, andata fusa a causa di un incendio.

[3] Una volta ho assistito a una conferenza dove qualcuno è riuscito a proporre, con tono serio e convinto, di adottare il coreano come lingua internazionale all’ONU a posto dell’inglese e di altre lingue troppo difficili da imparare.

Il nuovo municipio di Seoul

Posted in Asia Orientale, corea, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , on 25 maggio 2012 by patatromb

Ve lo ricordate questo link?

L’avevo postato nel lontano ottobre 2011, facendo cenno alla costruzione del nuovo municipio di Seoul, quello che, affermò nel 2008 l’architetto che l’ha progettato, è stato ideato sulla base delle parole chiave “traditions, citizens, future.” Lo stesso, brillante soggetto aveva continuato dicendo “I analysed low-rise horizontal elements, curvaceousness and shades of leaves in our traditional architectural characteristics, and I applied these to the design so I can recall comfortable feelings of old things.”[1]

Bellissime parole, poi però avevo guardato l’immagine del link e avevo iniziato a preoccuparmi. Ne avevo anche parlato con un paio di persone che conosco, e tutti “ma no, non ti preoccupare, vedrai che dal vivo sarà sicuramente meglio che nel disegno!”.

Bellissime parole, poi però in questi giorni, passando da quelle parti, ho finalmente avuto l’occasione di ammirare il nuovo edificio quasi ultimato e quasi completamente spogliato delle impalcature che impedivano di ammirarlo nella sua interezza e ho realizzato che l’architetto è un genio: riuscire a creare una cosa così brutta e totalmente slegata dal contesto generale della Piazza del municipio di Seoul richiede capacità fuori dal comune.

 

Ecco a voi una breve galleria dell’edificio che, tramite l’utilizzo della “curvosità” della tradizione coreana riporta alla mente piacevoli ricordi legati alle cose di una volta (chiedo perdono per la qualità delle immagini, ma col cellulare non potevo fare molto di meglio).

Nostalgia canaglia!

Si noti che l’edificio in muratura in basso a destra fa parte del complesso del municipio. Vi invito ad ammirare l’armonia e la coerenza architettonica che scaturisce dall’accostamento dei due edifici!

Vista frontale, dove si può meglio ammirare l’abbraccio dei due edifici. Elegante come la Minetti al telefono col babbo

Bello davanti, bello di dietro

Municipio by night, vista dal lato est

E questo è quanto.

 

Per consolarmi, penserò al cane rosa.

Un sereno cane rosa


[1] La versione inglese della dichiarazione, originariamente in coreano, appare nella pagina in inglese della wikipedia dedicata al municipio di Seoul e chiedo umilmente perdono per essermene servito. Aggiungo però a mia parziale discolpa che l’ho confrontata con  la versione originale concludendo che alla fin fine come traduzione è quasi corretta e, pertanto, utilizzabilissima in questa sede.

E anche stavolta mi son parato il sedere.

Sulle arti visive nel XXI secolo

Posted in Arte, corea, Wisdom with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 6 febbraio 2012 by patatromb

Un certo palazzo in quel di Seoul

Una certa panchina nel portico del summentovato palazzo

Una certa targhetta sulla summentovata panca

La traduzione della summentovata targhetta

Sŏllal 2012

Posted in Asia Orientale, corea, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 gennaio 2012 by patatromb

E anche per quest’anno l’isterismo generale causato dal Capodanno lunare è passato.
Del Sŏllal (설날), che appunto è il nome del tradizionale capodanno lunare coreano (corrisponde a quello cinese, quindi se volete sapere quando cade basta che vi guardiate l’immancabile servizio coi cinesi di Milano che ballano e fanno i fuochi che ogni anno saltano fuori nei tiggì Mediaset) ebbi già modo di scrivere alcuni anni fa in un breve intervento che, seppure contenutisticamente valido, è formalmente indecente, quindi ricapitolo brevemente.

Il Sŏllal è una delle due feste coreane lunghe (dove con ‘lunghe’ si intende ‘che durano tre giorni’; l’altra è Chusŏk 추석); e, quando ci sono queste feste lunghissime, i coreani si mettono ovviamente in viaggio tutti assieme per tornare al paese/città di origine (del capofamiglia maschio, eh!). Come conseguenza di quello che è un vero e proprio Esodo in senso biblico, è impossibile reperire legalmente qualsivoglia biglietto di treno o corriera per quei giorni, salvo prenotarlo con due mesi e mezzo di anticipo. Se la stazione di Seoul diventa il regno dei bagarini, alle corriere (che sono tutt’ora uno dei mezzi di trasporto preferiti dai coreani, e non riesco a farmene una ragione) viene riservata una corsia preferenziale sulle autostrade poiché queste, a causa del traffico, sono tanto piene di Hyundai e Kia che, in confronto, i blocchi stradali di cui leggo in questi giorni sui quotidiani italiani non sono che amene quisquilie.
E così, mentre qualche milione di coreani se ne sta nei mezzi di trasporto per andare a mangiare la minestra con gli gnocchi di riso e inchinarsi di fronte ai nonni onde ricevere una bella mancetta, Seoul si svuota, negozi e ristoranti restano tutti chiusi (a parte quelli nelle aree più frequentate da turisti) e la vivace e frizzante atmosfera che si respira in città è quella che, immagino, regnava a Černobyl’ nel maggio del 1986.
Addirittura quest’anno la festività andava dal 22 al 24, con il capodanno in sé che cadeva, lo preciso per dovere di cronaca, il 23; se teniamo presente che il 22 era una domenica, ne evinciamo che per chi non lavora di sabato quest’anno è stato una manna, con i più fortunati che si sono potuti mettere in moto già nella serata di venerdì 20!

La desolazione urbana è durata così ben cinque giorni nei quali il sottoscritto, felicemente rimastosene in quel di Seoul, ha effettivamente fatto ben poco, a parte cucinare a ciclo continuo (e a proposito, saluto il signor Boiler e lo ringrazio per la ricetta del petto di pollo al latte) e, nel pomeriggio del 23, fare un giretto alla Namsan Tower andando vicino al congelamento e rischiando sincopi multiple, causa i circa 10°C sotto lo zero che c’erano quel giorno (all’ora di pranzo!).
Queste ultime righe non interessano a nessuno e avrei benissimo potuto fare a meno di scriverle, ma servono per fare felice mia mamma (che, a proposito, saluto e ringrazio per la ricetta delle verdure ripassate) che dice sempre che non do mai mie notizie. Mamma, ho anche comprato un berretto caldo di lana che copre le orecchie!

Io che gioco con due orsacchiotti coreani ai piedi della Seoul Tower

Io che rischio la sincope ai piedi della Seoul Tower

Il tenero petto di pollo al latte e i gustosi broccoli ripassati

Il mio berretto nuovo (foto per la mamma)

E insomma, Sŏllal è passato anche quest’anno, io ho un berretto in più, questo intervento è privo di una conclusione decente e per ora è tutto!

Intervallo – Un giro a Myŏngdong

Posted in corea, Delizie coreane, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , on 1 dicembre 2011 by patatromb

Oggi sono stato a Myŏngdong: ho fatto un po’ di shopping causa emergenza buchi su tutte le mie braghe,  ho ricevuto un regalo dall’uomo più superbellissimo dell’universo e ho mangiato a volontà in un ristorante tradizionale dove non andrei a fare il lavapiatti per tutto l’oro del mondo.

I piattini e un gesto simpaticissimo

Un piccolo regalo e tanti bellissimi ricordi donatimi dall'uomo più bellissimo

Poi sono passato davanti al ristorante italiano più invitante del mondo ma purtroppo ero già sazio, così mi sono accontentato di farmi venire l’acquolina rimirando il menù esposto all’esterno del locale.

Pane spremo, erba lanza, burro chione: tutti i miei piatti preferiti in un solo ristorante!

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