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Posted in Asia Orientale, Buddhismo, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 maggio 2013 by patatromb
"Presto, venite a lavarmi!"

“Presto, venite a lavarmi!”

Auguri!

La prima statua del Buddha

Posted in Arte, Asia Orientale, Buddhismo, Pubblica utilità with tags , , , , , , , , , , , , , on 23 dicembre 2011 by patatromb

Un bel giorno i re Prasenajit di Kosala e Udayāna di Vatsa vanno a cercare il Buddha perché hanno voglia di ascoltarne gli insegnamenti. Solo che giusto in quel periodo il buon Śākyamuni se ne è andato temporaneamente da questo mondo andando a trovare sua mamma, la signora Maya, che, dopo essere morta poco dopo aver dato in natali all’Illuminato, è nel frattempo rinata in forma divina nel Trayastriṃśa, il Cielo dei Trentatré Deva.

I due re non prendono molto bene la notizia della dipartita del Buddha; in particolare, il buon Udayāna inizia a frignare disperato e arriva a sparate grosse tipo “Se non riesco a vedere il Buddha muoio!”. Parole al vento, ché il Buddha non si smuove dal mondo ultraterreno (si sa, con la mamma si sta sempre bene!)

Al che uno si aspetterebbe gesti inconsulti da parte del re di Vatsa, che invece se ne esce all’ultimo con una levata d’ingegno niente male. Le fonti  divergono sulle modalità precise, ma la versione più accreditata afferma che il re va dal discepolo del Buddha Mahāmaudgalyāyana, che c’ha i superpoteri, e gli chiede di usare il teletrasporto per spedire nel Trayastriṃśa trentadue artigiani col compito di incontrare il Buddha e creare una statua colle sue fattezze.

I trentadue vanno, beccano Śākyamuni e ne realizzano un ritratto in profumatissimo legno di sandalo, e a questo punto non è chiaro se si sia usato questo materiale perché secondo una delle 80 caratteristiche minori del Buddha la sua pelle profuma appunto di sandalo, o se piuttosto tale caratteristica dipenda proprio dalla storia che vi sto raccontando; né sarò io, in questa sede, a chiarire il (falso) problema!

Ad ogni modo, una volta che la statua è pronta, questa vede il Buddha e si prostra ai suoi piedi in segno di reverenza: l’Illuminato gli fa pat pat sulla testa e gli dice “quando io non ci sarò più, dovrai occuparti tu dei miei discepoli, mi raccomando!”.

Secondo un’altra fonte gli dice: “Bella lì! Mille anni dopo la mia dipartita ricomparirai in Cina e farai tante cose buone per la gente e gli dei e il buddismo!”

Secondo un’altra fonte ancora un bel giorno il Buddha, finita la visita alla mamma, se ne torna dalle nostre parti, incrocia il buon Udayāna che gli fa: “Ué, ho fatto una statua uguale a te, che cosa ci guadagno in cambio??” e il Buddha “Cosissime! Come ricompensa per la tua bellissima trovata, nella prossima vita rinascerai in forma di Lokapala!”.

Lokapala, il destino che attende Udayāna

Non è nota la conseguente reazione di Udayāna.

***

E poi? E poi è un bel casino: nel 400 il monaco-pellegrino Faxian visita il tempio di Jetavana e dice che la statua in sandalo ivi conservata è la prima immagine del Buddha, solo che secondo lui l’avrebbe fatta costruire Prasenajit (che secondo la maggior parte delle fonti avrebbe in realtà fatto realizzare una statua in oro qualche tempo dopo quella in sandalo di Udayāna).

Nel 502, invece, l’imperatore Wu dei Liang manda una legazione a Śrāvastī per chiedere che gli venga spedita la statua di Udayāna che, stando alle sue fonti, si trova da quelle parti: ovviamente gli indiani gli rispondono picche, però dato che sono gentili alla fine gliene fanno pervenire una copia perfetta. (Un testo contemporaneo afferma che la statua originale si trova proprio in Cina: come ci sia arrivata, non si sa!).

Nel frattempo, altri due monaci-pellegrini, Songyun e Huisheng, nel 519 passano per un monastero nel Khotan e vedono una statua che, stando alla tradizione locale, sarebbe proprio la statua di Udayāna. E giusto perché non ci sono già abbastanza versioni contastanti, Xuanzang nel 644 passa per Kosambi (India nordorientale) e afferma che la statua di sandalo originale si trova proprio lì, aggiungendo pure che l’immagine ha dei poteri tutti speciali tipo la spada nella roccia, che tutti se la vogliono portare via ma nessuno riesce a spostarla di un millimetro, così chi la vuole deve farsene una copia.

 

Infine, al monaco giapponese Chōgen, che nel 983 parte per un viaggio-pellegrinaggio in Cina, raccontano un’altra storia ancora, particolarmente interessante e verosimile: quando il cattivissimo re Pusyamitra (r. 184-149 a.C.) scatena una terribile repressione del buddhismo, il babbo del celebre Kumārajīva (IV sec. d.C.) scappa nel regno di Kucha, in Asia Centrale, portandosi dietro la statua di Udayāna: le date non tornano, ma fate finta di niente. Nel 384 i cinesi conquistano il suddetto regno di Kucha e si portano alla capitale Qin, Chang’an, sia Kumārajīva che la statua. Col passare del tempo Kumārajīva muore (come normalmente succede agli esseri umani) mentre il ritratto del Buddha viaggia per un po’ tutto il paese: senza stare a fare un elenco che non interessa a nessuno, ci basta sapere che nel 984 Chōgen la trova in un padiglione appositamente dedicatole all’interno del Palazzo Imperiale (che si trovava nella capitale dell’epoca, Kaifeng).

Il nostro, naturalmente, non esita un attimo e decide di farne far fare una copia identica da portare in Giappone, arrivando a vendere tutti i suoi averi pur di raccogliere denaro a sufficienza per pagare il pregiatissimo legno di sandalo necessario per realizzare l’immagine. Riuscirà il nostro nel suo intento? E se sì, cosa ne sarà della sua statua? Per scoprire questo e altro, non perdetevi l’ultimo episodio della serie “Gita in Giappone”, tra pochi giorni su queste pagine!

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